
Santa Rosa icona di un’intera città. Quando, ieri sera, il sacro corpo è arrivato, portato a spalla dai facchini, al duomo ancora c’era gente che stentava a uscire da piazza del Teatro. Un fiume di persone ha attraversato la città nel silenzio della sera, illuminati dalle fiaccole dei giovani facchini e dei fedeli. Una devozione che è tutto per chi crede ma che non riesce a lasciare indifferenti anche gli altri.
Il cuore di una città che trova nella piccola grande Santa una finestra verso il Cielo, indipendentemente dalla prospettiva da cui si guarda la vita umana. Un’icona appunto. Che ha attraversato i secoli, che ha superato indenne usi e costumi. Che non ha smesso per un attimo di emozionare, bagnare gli occhi, battere nei petti.
Alle 21 la teca in vetro con all’interno il sacro corpo, preparata con grande cura, ha lasciato la basilica. Due ali di giovani facchini con le fiaccole in mano hanno segnato l’uscita nel tratto degli scalini della chiesa. Poi ci hanno pensato gli occhi della gente, illuminati anche loro. Occhi ovunque, accalcati lungo tutto il percorso. Nelle vie, nelle piazze, sulle tribune che attendono il Trasporto, affacciati dalle finestre delle case. Per circa un’ora un corteo silenzioso ha come fermato il tempo, dalla salita di Santa Rosa a piazza San Lorenzo. Unico momento di interruzione l’ha segnato il capofacchino Sandro Rossi, con il suo grido che le mura di piazza del Comune faranno fatica a dimenticare. “Evviva Santa Rosa” e l’applauso della piazza.
Emozionato il vescovo Lino Fumagalli, che ha allargato le braccia alle centinaia di persone arrivate. Così tante da non riuscire a trovare spazio tra le colonne della cattedrale. Inizia così il Giubileo dei Facchini, indetto proprio da Monsignor Fumagalli in occasione dell’Anno Santo della Misericordia. “Guardiamo a Santa Rosa, figura di unione. Stanotte abbiamo ripercorso il cammino che fece la piccola Rosa nel giorno di San Giovanni. Dopo un’inaspettata guarigione, con la croce in mano, attraverso la città dal monastero di San Damiano al duomo. Rosa, nei difficili tempi della lotta tra Papato e Impero spese parole di unità per i viterbesi. Fu cacciata dalla città per questo. Dobbiamo sforzarci di seguire il suo esempio”. Questo il discorso pronunciato dal vescovo.
Nei confessionali della chiesa di San Lorenzo tanti sacerdoti si sono spesi per rendere possibile il sacramento della confessione, segno dell’amore e della misericordia di Dio. Il corpo di Santa Rosa rimarrà in duomo fino al 2 settembre e tornerà al suo posto in basilica nel viaggio di ritorno della tradizionale processione del sacro cuore accompagnata dal corteo storico. Un fatto, questo della permanenza in duomo, che non si verifica dal lontano 1935.


















