Un caffè insieme - Secondo l'Islam perché crediamo in Dio?
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Cari lettori, oggi a differenza delle altre volte vorrei soffermarmi a fare una riflessione con voi: Possiamo affermare che esiste Dio?

Cari lettori, oggi a differenza delle altre volte vorrei soffermarmi a fare una riflessione con voi: Possiamo affermare che esiste Dio?

Se io dicessi: “Tu credi in Dio?”; alcuni o molti risponderebbero: “Ma certo!”. Chiedendo il motivo probabilmente qualcuno risponderà: “Me l’ha sempre detto mia madre o mio padre” . A questo punto se io chiedessi ad ognuno di voi di prendere un qualsiasi libro per domandarvi: “Chi l’ ha scritto?”, voi naturalmente leggerete il nome dell’autore . Ora immaginate che io strappi via la pagina su cui c’è scritto il nome dell’autore e che provi a dire che questo libro si è scritto da sé, da solo, senza uno scrittore, alcuni diranno: “Impossibile!”. Un libro è la prova del fatto che esiste uno scrittore, come, per analogia, la creazione è prova dell’esistenza del Creatore.

Vi spiego meglio: prendiamo in considerazione il processo mentale che portò il patriarca Abramo (nominato anche come padre dei profeti nell’Islam) a trovare Dio. Egli convinto della falsità degli idoli che il suo popolo scolpiva e adorava, prese a considerare quali divinità degli elementi della natura, come le stelle, la luna e il sole, e finì per scoprire che tutti obbedivano a leggi determinate; così si mise a riflettere sull’Uno, Colui che aveva posto tali leggi.

Ciò è riportato nella Sura “il Bestiame” dal 75° al 79° versetto: “Così mostrammo ad Abramo il regno dei cieli e della terra, affinché fosse tra coloro che credono con fermezza. Quando la notte l’avvolse, vide una stella e disse :”Ecco il mio Signore!” . Poi quando essa tramontò disse: “Non amo quelli che tramontano”. Quando osservò la luna che sorgeva, disse:”Ecco il mio Signore!”. Quando poi tramontò, disse:”Se il mio Signore non mi guida sarò certamente tra coloro che si perdono!”. Quando poi vide il sole che sorgeva, disse:”Ecco il mio Signore, ecco il più grande!”. Quando poi tramontò disse:” O popol mio, io rinnego ciò che associate ad Allah”. In tutta sincerità rivolgo il mio volto verso Colui che ha creato i cieli e la terra: e non sono tra coloro che associano>”.

Se Egli è il Creatore Assoluto ne consegue che nulla possa essere più di Lui in qualsivoglia aspetto, altrimenti Egli sarebbe meno di qualche cosa; avrebbe dei limiti, e ciò sarebbe incompatibile con l’essere l’Uno Assoluto o la Causa Prima alla quale fa riferimento la filosofia. Le sue dimensioni, in tutti i suoi attributi, possono essere espresse in termini di infinità. La scienza matematica, senza dubbio, contempla l’infinità quale fatto matematico, e lo raffigura mediante un simbolo specifico. Naturalmente noi non siamo in grado di comprendere cosa significhi veramente l’infinità, però dovremmo accettare che questo è assolutamente naturale, visto che noi siamo finiti, e che quanto è finito non può comprendere l’infinito. Dio, pertanto, può comprenderci anche se noi, a causa della nostra finitezza, non possiamo comprendere Lui, lo conosciamo mediante la cognizione dei suoi segni e delle sue manifestazioni nella creazione.

L’infinità, inoltre, non può essere divisa in 2 o in 3 o in più parti, è un fatto matematico, ne consegue che non può esserci un Dio per gli Ebrei, e poi essercene un altro per i Cristiani, e un altro per i Musulmani e un altro per gli Induisti e un altro ancora per gli atei. Dio è uno, ma viene nominato con diversi nomi in base alla religione che prendiamo in considerazione.

Lo studio della creazione di Dio mostra che gli esseri umani spiccano distinguendosi nettamente dal resto delle cose create e studiate finora dall’uomo. Anche se noi abbiamo gli stessi istinti e le stesse pulsioni degli animali , siamo assai differenti. Gli animali rispondono semplicemente a queste pulsioni seguendo una pura dinamica causa ed effetto; mentre la nostra risposta è regolata da un complesso meccanismo che va oltre la predisposizione innata. Difatti possiamo notare che il Creatore ci ha donato 4 caratteristiche fondamentali che sono prerogativa della nostra specie: la conoscenza, la consapevolezza del bene e del male, la libertà di scelta e la responsabilità.

Nell’ambito religioso il concetto di responsabilità implica che se una persona non è libera, non dovrebbe essere giudicata nel Giorno del Giudizio. La libertà è quindi nucleo centrale ed è l’essenza dell’ essere umano, sia in prospettiva religiosa che secolare. Gli eventi che sono, invece, al di là della sfera della scelta o della capacità di influire su di essi appartengono al fato e , naturalmente, noi non possiamo esserne ritenuti responsabili.

Dio ci accorda autonomia e ci considera responsabili. Non siamo creature perfette né siamo stati creati in modo da esserlo. Ci è chiesto di fare del nostro meglio di fronte alle difficoltà e alle tentazioni e ,spesso, il nostro meglio non è prova d’errore. La nostra vita è una perpetua battaglia, però Dio riconosce il nostro sforzo, apprezza il nostro impegno e ci ama come sua più nobile opera di creazione.

Certamente gli piacerebbe vederci dimostrare di essere all’altezza della responsabilità che ci compete, malgrado la nostra libertà di scelta . Il modo migliore per riuscirci è tenere in mente Lui quale Assoluta Risorsa e nostro Signore , ricordare ciò che è bene e ciò che è male come Lui ce li descrive, e tenere in mente l’ineluttabile Giorno del Giudizio , quando tutti dovremo rendere conto.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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