Un caffè insieme - La fine di questo mese del Ramadan
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Vorrei trattare di temi rilevanti e alquanto delicati. Ormai siamo quasi giunti alla fine del mese di Ramadan e giovedì notte è stata la “notte del destino”, di cui ne parlai nell’articolo avente come titolo “Il Ramadan è alle porte”.

Carissimi lettori,

vorrei trattare di temi rilevanti e alquanto delicati. Ormai siamo quasi giunti alla fine del mese di Ramadan e giovedì notte è stata la “notte del destino”, di cui ne parlai nell’articolo avente come titolo “Il Ramadan è alle porte”. In questa particolare notte come negli ultimi 10 giorni di Ramadan si cerca di fare più opere buone possibili, di chiedere perdono per ogni peccato o sbaglio commesso e perché no, parlare con Dio affinché la cosa o le cose che più desideriamo si avverino. è in questi ultimi giorni che la fatica e la devozione crescono di intensità.

La fine di questo sacro mese per tutti i musulmani si avrà con la festa dell’”Eid al –Fitr”. Ad oggi siamo al 26° giorno di Ramadan. Durante questo mese si è soliti fare la cosiddetta “Zakat”, vale a dire un prelievo di una determinata somma di denaro che ogni musulmano agiato fa sulla propria ricchezza, in modo disinteressato e che dà a quei bisognosi tra i poveri, al fine di sovvenire alle loro necessità ed evitare loro l’accattonaggio. La Zakat è obbligatoria essendo il terzo dei 5 pilastri dell’Islam. Il 5° verso di Sura “la Prova” nel Sublime Corano dice: “eppure non ricevettero altro comando che di adorare Allah, tributandogli un culto esclusivo e sincero, di eseguire l’orazione e di versare la decima. |…|”.

Colui che nega la “Zakat” e non la fa è considerato un miscredente poiché priva i deboli, i poveri e i bisognosi dai loro diritti. Bisogna precisare che la “Zakat “non è una tassa prelevata dallo Stato islamico presso la popolazione; se lo fosse sarebbe obbligatoria per tutti, musulmani e non.

Colui che compie la “Zakat” deve possedere una ricchezza che raggiunga e superi il limite imponibile, ossia nissab, e cioè l’equivalente del prezzo di 85 grammi d’oro. L’Islam prescrive la “Zakat” per estirpare la povertà dalla società e per rimediare alle sue gravi conseguenze che sono il furto, la criminalità e gli attentati alla dignità umana, cercando di sviluppare il senso di solidarietà sociale.

La diversità tra la “Zakat” e l‘imposta sta nel fatto che il musulmano o la musulmana paga la “Zakat” in modo disinteressato, senza esservi costretto o forzato. Non lo/la controlla altro che la propria coscienza che è di solito convinta di doverne liberarsi. Per altro l’origine della parola stessa ci chiarisce l’intento: la “Tazkya”: la purificazione dell’anima del ricco dall’avarizia e dalla cupidità. Difatti essa purifica i cuori dall’eccessivo amore della vita terrena e dalle passioni del mondo. Si purificano anche i cuori dei poveri dall’odio, dall’avidità che possono nutrire nei confronti dei ricchi quando li vedono prelevare quello che Dio ha prescritto sui lori beni e spenderlo per aiutare i più deboli.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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