Un baritono e un tenore bocciano il modello culturale e amministrativo della città di Viterbo
Antoniozzi
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Alfonso Antoniozzi e Antonio Poli stroncano il modello culturale Viterbo, nei giorni della grande festa per la presentazione della candidatura della città dei papi alla capitale italiana della cultura.

Il baritono Alfonso Antoniozzi e il tenore Antonio Poli intonano il de profundis alla città di Viterbo. Proprio nei giorni in cui il palazzo brinda alla consegnata candidatura della città dei papi a capitale italiana della cultura arrivano voci fuori dal coro, direttamente dal web.

A dare il “la” è Antoniozzi, che dalla sua bacheca facebook ci va giù pesante: “Sono lieto di essermene andato. La mia città natale ha un sindaco che non ho capito se c’è o ce fa, diretta e felice emanazione di una popolazione che sostanzialmente se ne frega. A parte stracciarsi le vesti su facebook, se ne frega. A parte qualche matto che va a puli’ la monnezza nei fossi, se ne frega. Ma che je frega a loro? Basta che vanno al centro commerciale a comprasse la roba e vedono la macchina de santa Rosa una volta l’anno. Politica becera, massoneria e grettezza la fanno da padrone. Fossi rimasto, facevo ‘na strage, stavo già a Mammagialla. E quell’altro lì, Valentini, che se permette pure de scrive un risibile papier in difesa della candidatura della città dicendo, tra gli altri luoghi comuni, che ha dato i natali a me e a Antonio Poli. Forse gli è sfuggito che me ne sono andato. Me ne so’ annato Valenti’, tira tu le somme”.

Poi l’acuto di Poli, che commenta: “È badate bene: noi non andiamo via perché Viterbo non ci piace più, perché abbiamo trovato qualcosa di meglio, perché credetemi, se la città fosse viva, operativa e felice noi rimarremmo lí. Il problema è di chi la amministra e la stupra appunto ogni giorno utilizzando sempre il solito circolo vizioso. Punto”.

Essere tutti d’un sentimento è roba difficile, ma perché due illustri esponenti del meglio del mondo culturale viterbese sono così critici? Gufismo diffuso o questa storia della candidatura, per il metodo scelto, ha inasprito ancora di più gli animi?

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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