Un addio in grande stile per le suore Clarisse
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Domani una messa per salutare le tre suore Clarisse, che dopo anni di servizio verranno spostate in un nuovo monastero.

Non c’è stato nulla da fare per tenere le tre Clarisse a Viterbo. I piani alti del Vaticano hanno deciso e nessuno è riuscito ad opporsi, nonostante la grande mobilitazione in città per far rimanere l’ordine francescano di clausura all’interno del monastero di Santa Rosa, da dove operano da oltre 700 anni. A giorni le tre suore rimaste saranno trasferite in altri conventi, mentre il presidio viterbese sarà affidato alle suore Alcantarine.

Domani alle 18, per salutare le tre suore Clarisse, il Vescovo Lino Fumagalli officerà una messa all’interno della basilica di Santa Rosa. All’addio in grande stile sono stati invitati i facchini, i minifacchini e le autorità viterbesi, che nelle ultime settimane hanno cercato di creare un muro compatto per evitare che le tre dovessero lasciare il convento.

Viterbo, quindi, dopo secoli di storia dice addio all’ordine delle Clarisse, che hanno vegliato sulla salma della patrona della città con devozione e compassione. Un addio sofferto per la Città dei Papi e la curia viterbese, che hanno fatto pressioni e proposto alternative allo spostamento delle tre suore, tutte cadute nel vuoto. La decisione era stata già presa e non c’è stato modo di cambiarla. A breve il monastero di Santa Rosa sarà privato delle Clarisse, ma a vegliare su di lui ci saranno le suore Alcantarine, arrivate già a Viterbo per il “cambio della guardia”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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