Uffici comunali non a misura di disabile, Maria Antonietta Coccia narra la sua disavventura
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VITERBO - Scrive Maria Antonietta Coccia: “Ho dovuto attendere di sotto, come un cagnolino legato fuori il supermercato, il tempo necessario che è servito ai miei compagni di sventura per portare a termine la pratica”.

VITERBO – Una giornata di ordinaria follia. Sono una normale cittadina in carrozzella, il giorno lunedì 27 maggio mi sono recata, con l’assistente domiciliare ed un’altra persona, negli uffici del servizio entrate tributarie del comune di Viterbo in via San Lorenzo, per effettuare un cambio di intestazione della bolletta della Tari.

Obbligatoriamente, dato che ancora non so volare, ho preso l’ascensore per andare al primo piano. Ho, però, sbagliato e mi sono trovata al secondo.

Convinta di essere nell’ufficio giusto, suono il campanello un paio di volte, mi viene sì aperto, ma anche, gentilmente detto, che, purtroppo, la porta non si apre del tutto da tanto tempo e che, quindi, le carrozzine non possono accedere all’ufficio.

Fortunatamente, tra tutte le disgrazie, peso poco, e i miei accompagnatori, si fanno dare una sedia, mi ci mettono sopra, chiudono la carrozzina che finalmente riesce ad entrare da quella porta dispettosa, e mi accorgo che l’ufficio non è quello giusto.

Facciamo il rewind e la signora ci informa che con l’ascensore è quasi impossible scendere al primo piano perchè spesso si blocca. Una delle persone che era con me, allora, scende a piedi, prende l’ascensore e riesce a salire.

Tutta felice per questa vittoria, salgo, ma, ahimè, si blocca e io con lui in quanto soffro di attacchi di panico con conseguente sbiancamento facciale e tachicardia. I miei amici provano a saltare, visto che a me risulta difficile e ad aprire le porte con le mani, ma niente. Alla fine ci viene in mente di spingere il tasto non del primo piano ma quello dell’uscita, le porte si aprono ed io sono nuovamente in grado di respirare.

Non essendo riuscita, però, a fare ciò per cui era andata, ho dovuto attendere di sotto, come un cagnolino legato fuori il supermercato, il tempo necessario che è servito ai miei compagni di sventura per portare a termine la pratica.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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