
VITERBO – Cercate una pubblica amministrazione amica del cittadino? Battete alla larga da Viterbo. Qui, nella città dei papi, potreste dannarvi l’anima per sbrogliare semplici pratiche come un atto notorio.
Tutto perché qualche genio del male ha malpensato di allocare l’Anagrafe sotto i portici di via Garbini e lo Stato Civile in via Cavour. Un paio di chilometri abbondanti di distanza che il malcapitato di turno può scegliere se fare a piedi oppure in auto, pagando anche la sosta (soldi che finiscono sempre nelle casse comunali).
Che il cittadino “bisognoso” di certificati finisca per fare la pallina da flipper da una parte all’altra della città sembrerebbe essere qualcosa di frequente. Ne siamo stati testimoni oculari nella giornata di ieri.
Accompagniamo una persona a chiedere un atto notorio. L’impiegata blocca la pratica e comunica all’interessato che serve di indicare gli estremi di un atto per andare avanti e che va recuperato allo Stato Civile. Alla domanda “dove si trova”, risponde con grande serenità che bisogna andare in via Cavour.
Così il malcapitato di turno attraversa la città, parcheggia al Sacrario e arriva in via Cavour. All’ingresso gli viene indicato di aspettare in fila al piano terra. Quando è il suo turno una nuova impiegata comunica che non deve farlo lei e dirotta il tutto al secondo piano. Al secondo piano la storia diventa interessante. Qui l’impiegata prende il modulo di atto notorio, lo guarda e riguarda, poi chiede: ma chi vi ha detto di venire qui? Lo sventurato cittadino spiega che è stato dirottato dall’altra parte della città dagli uffici di via Garbini.
L’impiegata, estremamente gentile, chiama in via Garbini e si confronta con la collega facendo presente che il modulo non prevede l’annotazione dell’atto che lei voleva e rispedisce il pacchetto a via Garbini. Alla fine il cittadino riesce a fare l’atto notorio dopo due ore e mezza dal primo arrivo in via Garbini, diverse centinaia di metri a piedi e un bel biglietto per il parcheggio saldato.
A Viterbo non è l’inflazione che ti ammazza ma gli uffici comunali. Un atto notorio infatti costa in ogni comune d’Italia la sola marca da bollo. A Viterbo devi aggiungerci la benzina e il parcheggio. Ma quello che abbiamo visto con i nostri occhi è che il cittadino in questione non è stato un povero Cristo sfortunato. No, abbiamo incontrato tanti poveri Cristi rimbalzati da via Garbini e via Cavour.
Basterebbe chiedere al signore che sta all’accoglienza degli uffici di Stato Civile che a fine giornata avrà ripetuto decine di volte lo stesso mantra: “ma chi le ha detto di venire qui?”. E la risposta è sempre quella: “mi mandano da via Garbini”.
Ci domandiamo se la logistica di questi uffici comunali sia corretta, ci interroghiamo sul senso di spezzare Anagrafe e Stato Civile e infine ci rammarichiamo del modo in cui, ogni giorno, vengono trattati i cittadini viterbesi. Più che cittadini, con una dignità e un Comune pronto a semplificargli la vita, sono palline da flipper sballottati in un sistema che non funziona e che fa spendere tempo e soldi in maniera arrogante e indecente. Sarebbe importante inoltre selezionare personale con una flessibilità mentale, un’attitudine a risolvere i problemi e non a costruirne burocraticamente e soprattutto una competenza verificata nelle mansioni svolte. Magari incoraggiando il problem solving e l’empatia attraverso corsi di formazione di cui potrebbero farsi promotori anche i sindacati. Così si costruisce un’amministrazione amica del cittadino, tutto il resto è “chiacchiere e distintivo”.


















