
VITERBO – L’arena della politica è un ambiente strano, dove le parole che pronunci possono essere ricontestualizzate e forzate a rappresentare una realtà che magari è diversa da quella che avevi in mente.
La vicenda Ubertini, di cui in queste ore si è arrivati addirittura a chiedere le dimissioni, ci convince poco. La rappresentazione dei fatti, il discorso in consiglio comunale, che viene fatta non coincide con la realtà dei pensieri dell’assessore sul centro storico. Ne siamo convinti perché in diversi momenti ci siamo trovati proprio con lui a parlare di centro storico e della necessità di trovare strategie per il rilancio.
In diverse interviste (anche in una puntata di Sbottonati su Tele Lazio Nord) abbiamo avuto modo di confrontarci sul centro storico. Mai abbiamo avuto la sensazione di un uomo intento a lavarsene le mani, anzi.
Abbiamo deciso di riproporre un’intervista fatta proprio a Claudio Ubertini, nell’agosto dello scorso anno, sul centro storico.
L’INTERVISTA DELL’AGOSTO 2018 A UBERTINI
Prima il centro storico, ma con un occhio attento anche alle periferie. Questa la visione dell’assessore all’Urbanistica di Palazzo dei Priori Claudio Ubertini. Un ruolo chiave il suo, tanto importante quanto delicato. Non è alla prima esperienza e conosce bene la macchina comunale e la bestia della politica. Il suo sogno? Chiudere il mandato tra cinque anni e vedere dei cantieri strategici per lo sviluppo aperti.
Che idea di città ha in mente Claudio Ubertini?
“Partiamo dal presupposto che oggi l’urbanistica è cambiata. C’è richiesta di un’edilizia innovativa, moderna. La mia maggioranza, il mio sindaco, vogliono portare avanti in maniera convinta una serie di misure e interventi che riguardano il centro storico, puntando a portarci di nuovo i viterbesi a viverci.
Quella al centro storico non è delega di mia competenza ma per quanto riguarda la parte che mi interessa strettamente mi impegno a lavorare all’interno di questa prospettiva. Quindi per la riqualificazione di edifici nel centro tramite edilizia innovativa e di qualità. Dobbiamo stimolare il recupero di edifici importanti, è il momento. Al tempo stesso occorre migliorare la condizione delle periferie”.
C’è già un’idea?
“Ho un’idea da mettere al primo posto: il recupero dell’ex ospedale. Per dove è posizionato, per la cubatura, per le condizioni in cui sta. Parliamo di un “mammut” a cinquanta metri da Palazzo Papale, il posto più attrattivo della nostra città. Lì c’è un fabbricato in condizioni terribili. Questo rappresenta un problema di degrado, di sicurezza. Continuare a lasciarlo nell’incuria dopo così tanti anni rischia di farci trovare davanti a delle brutte sorprese e di costringerci all’improvviso a intervenire, con risorse importanti, per mettere mano al peggio”.
Quanto può fare un assessore all’Urbanistica su questa situazione?
“Sarà una mia priorità fare il possibile e anche oltre. Mi sto attivando con la Regione, quello è un bene della Regione Lazio cartolarizzato. Voglio essere un martello e andrò tutti i giorni a insistere, finché non mi diranno che non si può fare niente. Quella metratura si può trasformare in ricettivo, si può abbinare a residenziale. Lì, con le tecniche di oggi, si possono fare grandi cose”.
Smart city, cosa ne pensa e che intende fare?
“E’ una terminologia tanto di moda quanto poi è complicato realizzare gli interventi necessari. In cinque anni la precedente amministrazione ha messo in piedi tante idee che non si è riusciti a concretizzare. Trasformare Viterbo in città intelligente è un progetto importante, bellissimo, ma bisogna aspettare”.
Quanto reputa centrale l’innovazione nella gestione di una città?
“Fondamentale. A mio avviso bisogna andare in ordine di priorità. Abbiamo bisogno come primo punto di un’innovazione nella gestione dei parcheggi, sulla banda larga. Bisogna migliorare la città da questo punti di vista”
Tre cose che punta a cambiare davvero.
“Se tra cinque anni potessi vedere un cantiere al vecchio ospedale sarei soddisfatto. L’amministrazione dovrà cambiare anche la viabilità e serve un parcheggio multipiano. Consideriamo che Viterbo è vuota in molte zone, il lavoro sarebbe facilitato”.


















