
VITERBO – “Voglio ascoltarlo, voglio capire. Trovatemelo che ve lo pago”. In questi giorni stiamo cercando di comprendere, con i limiti della nostra capacità di comprensione, cosa si pensa in città della vicenda Bruzziches e della questione dimissioni che una parte della politica pone. Chiediamo all’uomo della strada ma anche a imprenditori, professionisti, figure che qualcosa di buono negli anni sono riusciti a costruirla. Una risposta ci ha colpito ed è quella che abbiamo messo in apertura. C’è voglia di conoscere la verità su questa vicenda perché la posta in gioco è alta e non si può giocare con la città di Viterbo in un teatro di ombre cinesi “dico e non dico”.
Ovviamente non c’è un fronte di giudizio compatto sulla vicenda, anzi. La categoria dei “viterbesi che chiedono le dimissioni” non esiste. Non c’è nessun gruppo largo che vuole le dimissioni del sindaco. Piuttosto c’è qualche singolo che vorrebbe parlare a nome di tutti, non si sa sotto quale investitura. L’unica cosa che accomuna tutti è la curiosità, il legittimo interesse verso l’ultimo nastro di Bruzziches.
Se venisse messo online e reso scaricabile a pagamento ci si potrebbero alzare bei soldi. Anche “smerciarlo” su chiavetta o cd, per i più boomer, sarebbe un bell’affare. Tre ore di conversazione di cui una cerchia ristretta conosce i contenuti e un’intera città soltanto le spigolature, qualche frammento.
Tutti conoscono, perché lo ha reso noto lo stesso Bruzziches, il pezzo delle frasi di Cavini più hard: “‘mi devo sempre preoccupare per il domani. E’ uno dei miei compiti e il domani è la tutela della maggioranza, prima di Chiara poi della maggioranza allora io, noi quando vogliamo colpire o abbiamo qualcosa o la inventiamo. Ora proprio come fare non te lo dico e questo lo facciamo in casi estremi. No questo a tua conoscenza. Non siamo dei principianti se io voglio fare male capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole, e poi vado a colpire quella persona. O ce l’ha o gliela creo’”.
Frasario assurdo, siamo d’accordo. Adesso l’attenzione di molti è indirizzata su queste frasi. Però, avendo memoria del comunicato con cui Bruzziches rese pubblici pezzi di registrazione, segue un altro pezzo: “O ce l’ha o gliela creo, purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte a volte molto belle ma purtroppo come diceva appunto Rino Formica “SANGUE E MERDA”, e quindi sappiamo come fare, vedi … la Chiatti adesso è nella fase in cui riflettiamo, perché se lei NON FA’ DANNI noi non reagiremo”.
Ribadiamo, probabilmente abbiamo problemi di comprensione, che l’interpretazione più testuale di quanto Bruzziches ha fatto sapere alla città porta a capire che Cavini piuttosto che con Bruzziches ce l’avesse con Letizia Chiatti. Il che non toglie la gravità delle parole pronunciate ma delinea un altro contesto che, a quanto ci è dato capire, suonerebbe a rigore di logica così: Cavini e Bruzziches, con le rispettive mogli in silenzio, parlerebbero della Chiatti (in rotta con la maggioranza da mesi e dimessasi dalla presidenza del consiglio per fare spazio a Ciorba) e Cavini di fatto fa presente a Bruzziches che qualora la Chiatti “facesse danni” sarebbero pronti a reagire nella modalità sopra indicata: stato di famiglia, individuazione del soggetto debole e assestamento di un colpo di cui non viene precisata l’entità: pestaggio a sangue? rapimento? macchina del fango? gambizzarlo?
Non siamo nella testa di Cavini e quindi abbiamo difficoltà a dare una risposta. Anche perché non ci risulta che Cavini sia un pregiudicato, un violento con denunce alle spalle e quindi sappiamo poco delle cose “molto brutte che purtroppo deve fare”. Per ora sappiamo che di cosa brutta ne ha fatta una: ha pronunciato delle parole che stanno avendo delle ripercussioni politiche sulla moglie. Alla faccia di quello che doveva proteggere lei e la maggioranza!
Non sappiamo, per esempio, cosa ha detto Bruzziches. Davanti alle parole di Cavini, che dichiara la sua prontezza a colpire la consigliera Chiatti, Bruzziches ha speso parole di difesa? Si è dissociato? Ha espresso il proprio disappunto? Ha messo Cavini al suo posto essendo lui un consigliere eletto dai cittadini e Cavini no? Interessante sarebbe conoscere la reazione di Bruzziches. Ma per farlo serve ascoltare la registrazione.
Purtroppo il consigliere ha diffuso solo una parte di materiale d’inchiesta giudiziaria. A quel punto, visto che c’era, poteva diffondere l’intera registrazione. Che cosa sarebbe cambiato? Se è inopportuno diffondere tutta la registrazione, sempre a rigore di logica, lo dovrebbe essere anche diffondere una piccola parte. Anzi, diffondere una parte, a nostro modo sicuramente errato di vedere le cose, è anche peggio di diffondere tutto. Perché se diffondi tutto il nastro dai a tutti (dai giornali ai cittadini) la possibilità di ragionare e di farsi un’idea sui fatti mentre se diffondi solo una parte di fatto rischi di indirizzare, magari anche in buona fede, i giornali e l’opinione pubblica. E questo, per un consigliere comunale e quindi un uomo pubblico, non ci sembra essere proprio il massimo.
A meno che non ci troviamo in uno spettacolo beckettiano e allora ci sia bisogno di sostenere le fasi e i ritmi della drammaturgia scoprendo un pezzo alla volta le carte. Ma la vita reale non è un dramma teatrale e un consigliere non è un drammaturgo che intreccia una narrazione. Anche perché creare condizioni che potenzialmente possono compromettere un decorso politico naturale non è un fatto privato ma un qualcosa che tocca gli interessi dei cittadini e della città.
Possiamo anche essere intimamente convinti che Bruzziches abbia ragione e siamo disposti a tributargli l’onore degli eroi qualora avesse scoperchiato un sistema malavitoso di gestione della cosa pubblica ma abbiamo, per rispetto dell’intelligenza nostra e dei cittadini, il dovere di affermare la nostra necessità di sapere e di conoscere prima come è andata veramente la vicenda. Se avessimo la registrazione la pubblicheremmo integralmente perché a questo punto meglio rendere pubblico tutto che continuare con questo gioco di specchi, di vedo e non vedo. Così tutto diventerebbe più chiaro.


















