




















INSIDE – Non sono solo volti. Quelli che vedete nei miei scatti sono gli uomini della Fratellanza del Purgatorio. Le braccia e l’anima di un evento che sfida il tempo, tramandandosi di generazione in generazione nel cuore della Tuscia.
Quando cammino tra i tavoli a Gradoli, non vedo solo commensali; vedo una comunità che si ritrova. Da Zorro a Trinchetto, passando per Chimera, Oreste, Spallatonna, Mauro, Angelo, Enrico New York, Gioacchino, Geppo, Ciuffoletto, Feruccio di Tiribino, Franco e Francesco: questi sono i nomi che danno vita a una tradizione secolare.
Voglio essere onesto con voi: queste fotografie le ho scattate nel corso di diversi anni. Alcuni dei protagonisti erano già allora avanti con l’età, e se scorrendo queste immagini ne incontrate uno che ci ha lasciati, sappiate che lo ricordo con un affetto immenso e un sorriso, per l’energia che ha saputo donare a questa terra.
La Fratellanza del Purgatorio e Il Comune di Gradoli continua a celebrare questa eredità ogni Mercoledì delle Ceneri, per quest’anno è il 18 febbraio, quando oltre 1500 persone si riuniscono sotto il tetto della Cantina sociale, per un rito che affonda le radici nel XVII secolo. Tutto ebbe inizio con l’Opera Pia per il Suffragio delle anime del Purgatorio, nata per raccogliere fondi e beni di sostentamento per le famiglie di Gradoli in difficoltà. Oggi quella carità si è trasformata in questo grande banchetto dove ti trovi vicino persone che non conosci e a mangiare nello stesso piatto con un menù è un inno alla semplicità locale: si parte con i celebri Fagioli del Purgatorio di Gradoli, coltivati proprio in questi terreni vulcanici, per proseguire con la minestra di riso con sugo di tinca — una ricetta segreta che i membri della Fratellanza custodiscono gelosamente.
E poi ancora luccio in umido, nasello fritto e il baccalà lesso, esaltato dall’olio extravergine d’oliva locale e un battuto di aglio e prezzemolo. Si chiude, come vuole la tradizione, con una mela. La tradizione vuole anche che i piatti posate bicchieri te li devi portare da casa se no non mangi! Questa incredibile miscela di devozione, tradizione, cucina e solidarietà va avanti da circa quattrocento anni. È un patrimonio vivo, così prezioso che meriterebbe di essere riconosciuto ufficialmente come Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.
Guardate questi uomini: nei loro sguardi c’è la fatica dei pentoloni che fumano e l’orgoglio di chi sa che, finché ci sarà un giovane pronto a imparare da un anziano, il Pranzo del Purgatorio non morirà mai.
©️ MaurizioDiGiovancarloTusciaFotografia






































