Teatro Unione, tutti di un sentimento (o quasi)
banda marina 3
800 Monastero
Riapre ufficialmente il Teatro Unione. E questa è già una notizia. Se poi l'esordio è affidato alla Banda della Marina Militare, allora si tratta di un vero e proprio evento. Signori, Viterbo è nuovamente dotata di una struttura teatrale degna di questo nome. Sono passati diversi anni, si sono accumulati ritardi (alcuni pure evitabili), ma finalmente la questione è chiusa, anzi aperta (per restare in tema)

Riapre ufficialmente il Teatro Unione. E questa è già una notizia. Se poi l’esordio è affidato alla Banda della Marina Militare, allora si tratta di un vero e proprio evento. Signori, Viterbo è nuovamente dotata di una struttura teatrale degna di questo nome. Sono passati diversi anni, si sono accumulati ritardi (alcuni pure evitabili), ma finalmente la questione è chiusa, anzi aperta (per restare in tema). Di futura stagione, come pure della gestione, non c’è ancora traccia, ma intanto è giorno di festa e di soddisfazione. Testimoniata dall’intervento in chiusura di concerto del sindaco Leonardo Michelini: “E’ motivo di orgoglio poter ammirare nuovamente il nostro teatro. Fu inaugurato esattamente il 4 agosto di 162 anni fa, quando Viterbo ancora faceva parte dello Stato Pontificio, ma probabilmente nella scelta del nome già si prefigurava quello che sarebbe avvenuto nel 1870 con l’annessione all’Italia”

E’ giorno di festa e di tutto esaurito (non si paga il biglietto, ma bisognava prenotarsi per tempo) e i 60 musicisti guidati dal direttore, capitano di fregata Antonio Barbagallo, si mettono di impegno per rendere magica l’inaugurazione. E ci riescono perché offrono un programma in grado di accontentare tutti i gusti: si va dal classico di Berlioz (Apothèose dalla Sinfonia funebre e trionfale), Rossini (Ouverture dell’Italiana in Algeri) e Verdi (con una selezione da Il trovatore) al moderno con un azzeccato medley di brani dei Pink Floyd, compresa la memorabile “The Wall” (solisti Alessio Nazzareno Carruozzo alla chitarra elettrica, Mauro Cherubino al basso e Giovanni Carruozzo alla batteria). Ma c’è spazio pure per la Quintessenza di Johan De Meji, l’American Folk Rapsody n.2 di Clare Grundman. Assai gradita la versione di Michele Mangani e Claudio Mandonico di famosissime musiche di Ennio Morricone, tratte dalle più celebri colonne sonore: “C’era una volta il West”, “Giù la testa”, “Nuovo Cinema Paradiso”, “Mission”, “Per un pugno di dollari” (solisti Mario Gigliotti e Michele Patrignani alla tromba, Luca Cervoni all’oboe).

Si apre con il Canto degli Italiani, l’inno nazionale di Michele Novaro e Goffredo Mameli (perché si ricorda quasi sempre solo l’autore della musica e non anche chi ha scritto le parole?), e si chiude con la Ritirata di Tommaso Mario, un brano quest’ultimo al quale chi scrive è particolarmente legato, poiché veniva suonato ogni giorno quando si ammainava la bandiera al Castello Aragonese di Taranto, sede qualche anno fa dell’ammiragliato, oggi diventato Dipartimento navale dello Ionio e del canale d’Otranto.

Una bella serata, insomma, ma adesso si vada avanti con l’affidamento della gestione e con la programmazione. Tra le cose buone da segnalare il perfetto funzionamento dell’impianto di climatizzazione, mentre l’orologio che campeggia sul palcoscenico è ancora desolatamente fermo. Infine, in un post su Facebook Filippo Rossi sostiene che questa inaugurazione è costata 17mila euro, che andrebbero sottratti dai 50mila previsti per il 2017. Tutti di un sentimento? Non proprio…

800x120 (1)
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
asvis 2
TdP_Inalazioni
lafune_300 x 600
aiac_banner_01
Masicar300x300-optimize
Onda
monastero interno
domenicale post
Foto Fisioterapy Center
POST FB 01
Fune 300x300
Jeep_Compass_apex_300x300_200