TusciaPride il 7 giugno, dal Peter Boom proposta di un Coordinamento unitario
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"Perché il Pride non è solo una parata: è il racconto di chi siamo, la memoria delle lotte che ci hanno preceduto, il progetto politico e culturale di una comunità viva".

“Crediamo che Viterbo meriti un Pride all’altezza della sua comunità: più aperto, più forte, più vero. E pensiamo che questo percorso possa nascere solo da un confronto reale, capace di andare oltre le singole sigle, con l’obiettivo di costruire un progetto collettivo che duri nel tempo. Per queste ragioni, e con spirito di collaborazione, ribadiamo ancora oggi una proposta: la costituzione di un Coordinamento Territoriale permanente per il Pride a Viterbo. Un luogo aperto e democratico, dove tutte le realtà impegnate per i diritti LGBTQIA+ possano incontrarsi, confrontarsi e costruire insieme una manifestazione partecipata, plurale, trasparente”. Questo l’appello lanciato dal circolo Arcigay Peter Boom.

“A Viterbo il Pride è diventato, negli ultimi anni, un appuntamento atteso e importante. Un momento di visibilità e rivendicazione, ma anche di gioia collettiva – continuano in una nota – . Perché il Pride non è solo una parata: è il racconto di chi siamo, la memoria delle lotte che ci hanno preceduto, il progetto politico e culturale di una comunità viva. Affinché questo momento conservi la sua forza trasformativa, è fondamentale che nasca da un processo realmente condiviso, trasparente e accessibile. Negli ultimi anni abbiamo percepito una crescente distanza tra il signicato profondo del Pride e alcune modalità organizzative che, pur dichiarandosi inclusive, non sempre hanno favorito un coinvolgimento ampio e reale delle realtà del territorio.

Come associazione, abbiamo più volte manifestato la volontà di collaborare. Abbiamo proposto incontri, offerto idee e risorse, nella convinzione che un Pride si costruisca insieme. Spesso, però, ci siamo scontrati con risposte tardive, spazi già predefiniti, e percorsi poco chiari.

Per queste ragioni, e con spirito di collaborazione, ribadiamo ancora oggi una proposta: la costituzione di un Coordinamento Territoriale permanente per il Pride a Viterbo. Un luogo aperto e democratico, dove tutte le realtà impegnate per i diritti LGBTQIA+ possano incontrarsi, confrontarsi e costruire insieme una manifestazione partecipata, plurale, trasparente. Un Pride: con un manifesto politico condiviso, elaborato con adeguato anticipo; organizzato con criteri di trasparenza e accessibilità, anche economica; accompagnato da iniziative culturali, educative e sociali sul territorio; realmente accessibile a tutte le persone; orientato al benessere, alla dignità e alla visibilità delle soggettività LGBTQIA+; sostenuto da una gestione economica tracciabile, con bilanci pubblici, sponsor dichiarati e fondi raccolti in modo trasparente.

Crediamo che Viterbo meriti un Pride all’altezza della sua comunità: più aperto, più forte, più vero. E pensiamo che questo percorso possa nascere solo da un confronto reale, capace di andare oltre le singole sigle, con l’obiettivo di costruire un progetto collettivo che duri nel tempo. Sappiamo, per esperienza, quanto possa essere difficile lavorare insieme in modo orizzontale, ma sappiamo anche quanto sia necessario. Il Pride non può essere il risultato di decisioni già prese, ma un processo che si apre, si discute, si costruisce con rispetto reciproco.

Non ci interessa alimentare polemiche, né stilare elenchi di mancanze. Ma non possiamo più ignorare il bisogno di un cambiamento di metodo. Il Coordinamento che proponiamo è un invito: a incontrarci, a costruire fiducia, a mettere in comune visioni e risorse per fare del Pride non solo un evento annuale, ma una responsabilità condivisa, continuativa e trasparente”

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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