Tuscia terra di cinema?
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Circa 20 anni fa, Mauro Morucci ed il gruppo che oggi si chiama Tuscia Film Fest sorpresero la vecchia a sonnolenta Vetus Urbs e portarono film, attori ed addetti ai lavori in piazza San Lorenzo. Oggi è una realtà avviatissima con una costola internazionale in crescita. Storia molto simile per l’Est Film Festival di Montefiascone e lago di Bolsena.
In tempi non sospetti grandissimi registi e produzioni cine-televisive hanno scelto Viterbo e la Tuscia. Anche oggi. Speriamo venga presto organizzata e resa attiva una Film Commition  con lo scopo di attirare produzioni, ma, si sa, la politica ha sempre tempi biblici.  Tra il dire ed il fare……

Circa 20 anni fa, Mauro Morucci ed il gruppo che oggi si chiama Tuscia Film Fest sorpresero la vecchia a sonnolenta Vetus Urbs e portarono film, attori ed addetti ai lavori in piazza San Lorenzo. Oggi è una realtà avviatissima con una costola internazionale in crescita. Storia molto simile per lEst Film Festival di Montefiascone e lago di Bolsena.

Ma anche Cinema e Terme, ormai alla nona edizione. Vanno aggiunti il Tuscania in Corto, short film festival, Festival del Cortometraggio al Teatro San Leonardo di Viterbo, il nuovo Vitorchiano Film Festival, ma anche questa settimana a Chia il festival internazionale dellarte cinematografica e.. probabilmente me ne sfugge qualcuno.

La Tuscia è terra di cinema: ha ospitato ed ospita produzioni e festival dedicati.

Allo stesso tempo, almeno per adesso, estate 2025, Viterbo non ha un cinema.  Certo il multisala di Vitorchiano risponde ad una esigenza: un cinema per una provincia.  Ma, come dice mia figlia, il cinema è larte suprema.  Mi sembra che il dualismo sia violento. Molte offerte nella forma di eventi-festival, poca abitudineartistica-culturale.

Urge riflessione. Da una parte, venendo meno lofferta tradizionale è normale che si crea una nuova domanda e quindi nascono i tanti festival. Anche la cultura segue le leggi fondamentali del mercato.  Dallaltra, questo è il mio punto di vista, per noi, i discendenti di quelli che hanno portato il bello nel mondo con rinascimento, la cultura non è parte stabile della nostra esigenza. È relegata ad evento. Non qualcosa per cibare lanima tutte le settimane. Un episodio sporadico, un pò come una sagra.

Ricordo i genitori di un mio amico romano, immagino ormai morti. Lui professore universitario,lei assistente sociale che il giovedì sera andavano al cinema. Il mio amico ricorda le prime babysitter da piccolissimo proprio di giovedì perché i genitori uscivano.  Nella loro vita i genitori del mio amico sono andati sempre al cinema di giovedì.

Quanti Viterbesi o cittadini della Tuscia possono dire lo stesso?  Certo, sono arrivate le televisioni private ed i servizi di streaming.  Adesso c’è Netflix e la comodità è indiscutibile. Ma il titolo diventa domanda: la Tuscia è terra di cinema? Abbiamo sensibilità nei confronti dellarte suprema? Se le scelte culturali sono declinate in base alla comodità dobbiamo almeno domandarci se il cibo per lanima sia una esigenza.

Lascio a tutti la risposta ma credo sia più un fenomeno di pigrizia che altro.  Se qualcuno dovesse aprire un cinema a Viterbo promettiamo di andarci almeno una volta al mese? Questo fine settimana a Chia, andate almeno una sera?

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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