

VITERBO – Il termometro, in queste ore, non è più un semplice strumento di misura: è un bollettino di guerra. Viterbo si trova attualmente in fascia arancione, il secondo livello nella scala di allarme caldo, ma il peggio deve ancora arrivare. Per venerdì è atteso un ulteriore peggioramento che farà scattare il livello 3 (fascia rossa): il bollettino ufficiale prevede 25 gradi già alle 8 del mattino, 34 gradi alle 14, per arrivare a una punta massima di 37 gradi.
Numeri che, uniti all’umidità, rendono l’aria della Tuscia irrespirabile. Non sorprende, quindi, che in tutta la provincia sia scattato il boom nell’acquisto di condizionatori. Le case, complici l’afa e l’inerzia termica, si stanno trasformando in forni sempre meno vivibili. Chi può, sta correndo ai ripari, affrontando investimenti non previsti pur di garantire un minimo di frescura domestica tra le mura.
Ma attenzione: non stiamo vivendo un’anomalia passeggera. Siamo dentro una febbre che dura da decenni. I dati dell’Ispra e di Copernicus parlano chiaro: l’Italia di oggi è più calda di oltre 2 gradi rispetto all’inizio del Novecento, e il Lazio è tra le regioni che corrono più veloci, con un incremento di +2,7 gradi. La Tuscia segue questo trend con una puntualità che fa paura.
Il capoluogo è l’emblema di questa trasformazione: a giugno siamo passati da una media di 19 gradi a quasi 22. E se guardiamo alla mappa dei nostri sessanta comuni, scopriamo che è l’entroterra a soffrire di più. Calcata, Faleria, Bomarzo e Bassano in Teverina registrano incrementi medi superiori ai 2,5 gradi. Lontano dall’effetto mitigatore del mare, senza quell’abbraccio della costa che salva Tarquinia e Montalto, questi borghi diventano fornaci dove le notti non portano più sollievo.
C’è poi un aspetto che rende questa ondata di calore una vera emergenza sociale: l’età della nostra provincia. Con un indice di vecchiaia tra i più alti del Lazio (254 anziani ogni 100 giovani), la Tuscia è una terra di fragilità. Ogni picco di calore colpisce una popolazione di over 65 e ultraottantenni spesso segnata da patologie pregresse. I medici e i pronto soccorso lanciano l’allarme da giorni: settimane di notti insonni e giornate oltre i 30 gradi logorano il sistema immunitario, aumentano lo stress e mettono a dura prova la tenuta psicofisica di chi vive solo.
Le raccomandazioni restano le stesse: evitare le ore centrali, idratarsi, e fare attenzione all’uso dell’aria condizionata. Il rischio di bronchiti e polmoniti da sbalzi termici — ricordiamo di non scendere mai oltre i 10 gradi di differenza tra interno ed esterno — è dietro l’angolo.
Intanto, questo clima sta ridisegnando anche le nostre vacanze. Il modello “spiaggia a 40 gradi” perde colpi a favore del “coolcationing”: la fuga verso laghi, boschi e montagna. La Tuscia, in questo senso, ha un’occasione d’oro. I nostri parchi e le riserve naturali non sono più solo luoghi di svago, ma rifugi climatici necessari. Perché se la febbre della terra non scende, dobbiamo imparare a vivere — e a progettare le nostre case e il nostro territorio — in modo profondamente diverso. Senza smettere di guardare con preoccupazione, ma anche con la necessaria cura, a questo pezzo di mondo che chiamiamo casa.

















