

C’è un filo invisibile, ma robustissimo, che stringe in un unico grande nodo la provincia e la capitale. Un filo fatto di merci senza nome, di marchi taroccati e di quel mercato sotterraneo che si nutre della caccia al prezzo più basso. Questa volta, però, quel filo lo hanno tirato gli uomini della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Viterbo, e la matassa che ne è venuta fuori è di quelle importanti: oltre 4.600 prodotti elettronici contraffatti o pericolosi tolti dal mercato, pronti a fruttare qualcosa come 60mila euro di profitti illeciti.
Tutto comincia lontano dai grandi flussi romani, precisamente tra i banchi di un normale mercato settimanale a Tuscania. È lì che i finanzieri della Compagnia di Tarquinia mettono gli occhi su una manciata di oggetti elettronici venduti da un ambulante extracomunitario. Roba di poco conto, all’apparenza: qualche cassa wi-fi, delle cuffie. Ma ai militari basta un’occhiata per capire che qualcosa non torna. Mancano le certificazioni, i marchi di sicurezza sono sospetti. Scatta il sequestro, scatta la denuncia per frode in commercio, ma soprattutto scatta la curiosità investigativa. Perché quella merce da qualche parte deve pur arrivare.
Ed è qui che l’indagine cambia marcia. Invece di fermarsi all’ultimo anello della catena, all’anello più debole, le Fiamme Gialle decidono di risalire la corrente. Un lavoro di intelligence, di incroci di dati e pedinamenti che dalle piazze della Tuscia porta dritto alla periferia di Roma. È lì che si nascondeva il grossista, un cittadino di etnia cinese che riforniva la provincia.
La Procura della Repubblica di Roma firma il decreto di perquisizione e nei giorni scorsi i finanzieri fanno irruzione nel deposito capitolino. Il bilancio finale è una fotografia spiazzante: 4.608 articoli elettronici sequestrati. Dentro c’era di tutto: sveglie digitali, luci a led, speaker wi-fi, cuffie wireless, torce usb, adattatori, calcolatrici. Tutta merce contraffatta o con il marchio “CE” non conforme. Oggetti che finiscono nelle nostre case, nelle mani dei nostri figli, senza alcuna garanzia di sicurezza.
L’operazione della Finanza si inserisce in un quadro più ampio di controllo economico del territorio, intensificato lungo il litorale e nelle zone interne della Tuscia in vista della stagione estiva. Un’azione necessaria non solo per tutelare la salute dei consumatori, ma anche per difendere i commercianti onesti, quelli che pagano le tasse e vendono prodotti certificati, schiacciati dalla concorrenza sleale del falso. Le indagini intanto vanno avanti, ma il messaggio è chiaro: la guardia resta altissima.
















