La crisi della nocciola: raccolti crollati e produttori allo stremo
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L’effetto sui mercati è immediato: i prezzi sono già raddoppiati, ma l’aumento non basta a coprire i costi e le perdite subite dagli agricoltori. Molti temono di non riuscire a sopravvivere a un’altra stagione come questa.

Il cuore della nocciolicoltura italiana sta battendo sempre più piano. Nella Tuscia, dove la raccolta delle nocciole sta per concludersi, la stagione 2025 si chiude con un bilancio disastroso: più del 70% del raccolto è andato perso. Nei campi dei monti Cimini le immagini sono eloquenti: frutti marciti a terra prima di essere raccolti, altri rimasti piccoli e vuoti per mancanza di acqua o per le anomalie climatiche di questa estate.

L’effetto sui mercati è immediato: i prezzi sono già raddoppiati, ma l’aumento non basta a coprire i costi e le perdite subite dagli agricoltori. Molti temono di non riuscire a sopravvivere a un’altra stagione come questa.

A lanciare l’allarme è il Biodistretto della via Amerina e delle Forre, che parla di una situazione “drammatica e scandalosa” e ricorda come la crisi sia ormai cronica: siccità, gelate tardive, infestazioni di parassiti e sbalzi meteorologici hanno messo in ginocchio la produzione anno dopo anno. “Abbiamo a lungo insistito su diversificazione e sostenibilità – dichiarano – ma oggi la priorità è impedire il collasso di un intero comparto”.

Il Biodistretto punta il dito anche contro le istituzioni, accusate di immobilismo: “La Tuscia è il principale polo produttivo di nocciola in Italia, eppure il grido d’aiuto dei nostri agricoltori sembra cadere nel vuoto. Servono risorse, piani di sostegno e una strategia chiara per affrontare le sfide del cambiamento climatico. Senza un intervento rapido rischiamo di perdere non solo una produzione d’eccellenza, ma un pezzo di identità del nostro territorio”.

Nemmeno le grandi aziende della trasformazione escono indenni dalle critiche: nel mirino c’è la Ferrero, la multinazionale che più di tutte beneficia della filiera. Il silenzio del colosso dolciario viene definito “inaccettabile”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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