
VITERBO – La Tuscia perde pezzi. O meglio, perde abitanti, e soprattutto giovani. Non è un fulmine a ciel sereno: da anni le statistiche Istat fotografano una lenta ma costante diminuzione della popolazione. Ora, però, i numeri cominciano a pesare.
Secondo le ultime proiezioni, entro il 2030 la fascia di età tra i 10 e i 19 anni nella provincia di Viterbo scenderà dell’8,4%. Tradotto: si passerà dai 27.254 giovani del 2023 ai 24.974 previsti a fine decennio. In sette anni, la Tuscia perderà 2.280 ragazzi e ragazze. Non una catastrofe, ma un campanello d’allarme che invita a riflettere.
Il calo delle nascite si intreccia con un contesto sociale già fragile. La Lancet commission on adolescent health and wellbeing ha mostrato come i progressi sul benessere dei giovani, a livello globale, siano rimasti al palo dopo la pandemia. Non solo meno nascite, ma anche più solitudine: nel 2005 oltre il 70% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni vedeva quotidianamente i propri amici. Nel 2023, la quota è scesa al 30%. Un crollo verticale che segnala difficoltà nelle relazioni, non solo tra coetanei ma anche con genitori e adulti di riferimento.
Meno giovani significa anche meno forza lavoro in futuro. L’Istat stima che nei prossimi dieci anni la Tuscia perderà quasi 16mila residenti in età lavorativa (15-64 anni). Allo stesso tempo, cresce la preoccupazione per i Neet, i ragazzi tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi. Nel 2020 i numeri erano già alti: 23,9% a Viterbo, 26,4% a Civita Castellana, 16,8% a Tarquinia, 28,4% a Nepi e 26,9% a Fabrica di Roma. Una fetta consistente di giovani ai margini, in un territorio che non può permettersi di disperdere capitale umano.

















