
VITERBO – Nessuna pugnalata alle spalle della Tuscia, tantomeno nel cuore della notte. La narrazione che in queste ore è stata proposta, per lo più a suon di comunicati stampa (tutti legittimi e preziosi, per carità) sui media locali, è stata molto allarmistica e ha contribuito a creare tanta paura e molta ansia in seno all’opinione pubblica.
Ci sta, fa parte del gioco della politica ma un giornale dovrebbe cercare di tenere a freno i nervi di un territorio e costruire uno spazio di riflessione. Alla luce dei fatti ci riteniamo nel giusto lanciando un invito a tutti a mantenere la calma. Anche perché le campagne elettorali di primavera sono lontane e a prendere una rincorsa da ora per cavalcare la tigre della lotta al nucleare difficilmente darà frutti. Anche perché di fatto tutte le forze si sono schierate contro il sito di stoccaggio nel Viterbese. Contro l’ipotesi, sarebbe più corretto dire. Anche se c’è qualcuno che già vorrebbe barricate e mobilitazioni. Roba che in era Covid è caldamente sconsigliata.
Nel merito della questione ci preme evidenziare un fatto: la legge sulla individuazione dei siti di stoccaggio delle scorie nucleari (n.31 del 15 febbraio 2010) dispone che una volta individuati i siti possibili sul territorio nazionale, definiti in base a criteri tecnici precisi, ci sono dei tempi altrettanto precisi per fornire elementi e rilievi di inopportunità.
L’iter per l’approvazione definitiva
La pubblicazione della Cnapi, con l’elenco dei 67 luoghi potenzialmente idonei (che non sono tutti equivalenti tra di essi ma presentano differenti gradi di priorità a seconda delle caratteristiche), di fatto dà l’avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei 4 mesi successivi, il seminario nazionale. Sarà questo l’avvio del dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere. In base alle osservazioni e alla discussione nel Seminario Nazionale, Sogin aggiornerà la Cnapi, che verrà nuovamente sottoposta ai pareri del Ministero dello Sviluppo Economico, dell’ente di controllo Isin, del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In base a questi pareri, il Ministero dello Sviluppo Economico convaliderà la versione definitiva della Carta, ovvero la Cnai, la Carta Nazionale delle Aree Idonee.
Come sarà il deposito nazionale
Il deposito nazionale e il parco tecnologico saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco. Il deposito avrà una struttura a matrioska: Nel dettaglio, all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati. In totale circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività: si tratta dei rifiuti provenienti dal mondo civile e in special modo da quello medico e ospedaliero, dalle sostanze radioattive usate per la diagnosi clinica, per le terapie anti tumorali, ad esempio, da tutte quelle attività di medicina nucleare che costituiscono ormai il nostro quotidiano.
Alessandria ha due siti papabili con punteggio più alto delle aree del Viterbese, che tra l’altro può presentare serie controdeduzioni
Il Viterbese ha molte carte da giocarsi al tavolo delle controdeduzioni. La partita consisterà nel sostenere la non sussistenza delle condizioni per ospitare un sito di stoccaggio: da quelle ambientali a quelle paesaggistiche e colturali, con zone di notevole pregio naturalistico o a fortissima vocazione agricola; da quelle infrastrutturali a quelle culturali e artistiche.
Poi non tutte le zone idonee sono uguali. Alessandria infatti ha due siti possibili che hanno punteggi di idonietà nettamente superiori alle zone individuate del Viterbese.


















