

SPECIALE – Ci sono luoghi nel mondo che non si limitano a ospitare l’architettura, ma la generano. Esistono geografie dell’anima capaci di agire come magneti per le menti più brillanti del pianeta, grumi di tufo e storia dove il paesaggio smette di essere uno sfondo e diventa una lezione di spazio, luce e armonia. La Tuscia viterbese è, da secoli, esattamente questo: una culla silenziosa e defilata per i giganti della progettazione mondiale. Un territorio che ha sedotto i maestri del Rinascimento e che, in epoca contemporanea, è diventato il punto di riferimento e la fonte d’ispirazione per alcune delle più grandi “archistar” del globo.
Al centro di questa costellazione di genialità c’è una storia d’amore architettonica e umana che unisce la scabra bellezza di Civita di Bagnoregio a uno dei più importanti progettisti del nostro tempo: Steven Holl. Per capire l’impatto di Steven Holl sull’architettura contemporanea, bisogna immaginarlo non come un semplice costruttore, ma come un filosofo dei volumi e un poeta della luce. Nato a Bremerton, nello stato di Washington, nel 1947, Holl è considerato uno dei massimi esponenti del fenomenologismo architettonico. I suoi edifici non si guardano soltanto: si progettano per essere vissuti attraverso i sensi, studiando l’impatto dei materiali, dei colori e del mutare del sole sulle superfici.
Premiato con la prestigiosa AIA Gold Medal e il Praemium Imperiale, Holl ha firmato alcune delle opere più iconiche del XXI secolo. Suo il progetto del Museo d’Arte Contemporanea Kiasma a Helsinki (Finlandia): un capolavoro di linee curve dove la luce nordica viene catturata e riflessa per valorizzare le opere d’arte. Così come il Linked Hybrid a Pechino (Cina): un complesso urbano d’avanguardia, una sorta di “città nella città” formata da otto torri collegate tra loro da ponti sospesi multifunzionali, esempio massimo di transizione ecologica ed edilizia sostenibile. O anche l’ampliamento del Nelson-Atkins Museum of Art a Kansas City (USA): dove Holl ha creato cinque “lenti” di vetro che emergono dal terreno, fondendosi magicamente con il parco circostante e portando la luce naturale fin nei livelli sotterranei.
Eppure, la sensibilità geometrica e spirituale che ha permesso la nascita di questi colossi mondiali affonda le sue radici nei vicoli silenziosi e millenari della provincia di Viterbo. Il filo rosso che collega i grattacieli di Pechino al tufo di Bagnoregio ha un nome e un cognome: Astra Zarina. Architetto, leggendaria docente della University of Washington e donna di sconfinata cultura, Zarina fu l’insegnante e la mentore che cambiò per sempre la vita e la visione di Steven Holl.
Fuggita dalla Lettonia durante la Seconda Guerra Mondiale e stabilitasi negli Stati Uniti, Astra Zarina elesse Civita di Bagnoregio a sua patria d’adozione a partire dagli anni ’60. Fu lei a intuire che quel borgo sospeso nel vuoto, ferito dalle frane e apparentemente destinato a scomparire, era in realtà una straordinaria aula a cielo aperto. Fondò a Civita il Civitas Studiò, portando generazioni di studenti americani a studiare l’architettura spontanea, la gestione degli spazi pubblici e la fusione perfetta tra l’opera dell’uomo e la natura della Tuscia.
Steven Holl fu uno di quegli studenti. Sotto la guida severa e carismatica di Astra Zarina, il giovane Holl imparò a Viterbo e a Civita ciò che nessun libro di testo americano avrebbe mai potuto insegnargli: il valore della storia, la matericità della pietra locale, la sacralità del vuoto e del silenzio. Holl non ha mai reciso questo cordone ombelicale. Per l’archistar americana, Civita non è stato un semplice ricordo giovanile, ma una costante musa ispiratrice. Ha continuato a frequentare il borgo per decenni, nel solco dell’eredità lasciata dalla sua insegnante (scomparsa nel 2008). Nelle trame e nelle porosità dei suoi progetti più famosi nel mondo, gli occhi più attenti possono scorgere l’eco dei calanchi viterbesi, la verticalità delle rupi tufacee e il calore di quel sole che taglia a metà le piazze medievali della Tuscia. Civita di Bagnoregio, grazie alla visione di Astra Zarina e alla genialità di Steven Holl, si conferma così per quello che è sempre stata: non un museo polveroso del passato, ma la culla segreta da cui nascono le idee che disegnano il futuro delle metropoli globali.

















