
TUSCANIA – Un’infanzia breve di 2.600 anni fa. È questo lo scenario che emerge dall’ultima campagna di scavo in corso nella necropoli etrusca di Sasso Pinzuto, dove una sepoltura neonatale con un poppatoio in bucchero, rinvenuta all’interno di una teca inviolata, apre squarci inediti sulle pratiche funerarie dell’aristocrazia etrusca arcaica.
Dal 2022, il Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies di Firenze e l’Università degli Studi di Napoli Federico II conducono ricerche sistematiche nell’area, già martoriata nei secoli da scavi irregolari e saccheggi. Sasso Pinzuto si conferma tuttavia una miniera straordinaria: oltre 130 tombe a camera, databili tra il VII e il VI secolo a.C., alcune monumentali, incastonate tra tumuli scavati e costruiti in blocchi di tufo, in una coreografia funeraria che dominava l’antica strada etrusca poi inglobata dalla via Clodia romana.
Ma la vera protagonista della campagna 2025 è la scoperta dell’oikos di Sasso Pinzuto, una struttura quadrangolare di oltre sei metri di lato, in opera quadrata di tufo, emersa in adiacenza ai tumuli più importanti della necropoli. Già nel 2024 ne erano emerse le fondazioni e una piccola platea tufacea disseminata di cavità rituali.
Il ritrovamento più toccante è quello all’interno della trincea di fondazione del muro meridionale: una teca funeraria perfettamente sigillata, lunga circa 80 cm, ricavata tra il banco di tufo naturale e le murature dell’edificio. Al suo interno, un corredo in bucchero composto da cinque vasi, tra cui un attingitoio-poppatoio con una caratteristica protrusione laterale forata, indicativo dell’uso per un infante. Il dato preliminare suggerisce una sepoltura neonatale risalente alla prima metà del VI secolo a.C.
Un ritrovamento raro, delicatissimo, che costringe gli archeologi a riconsiderare il ruolo degli oikoi non solo come monumenti simbolici e cultuali, ma come spazi forse anche sepolcrali, almeno per individui particolarmente vulnerabili come i neonati.


















