Turista a Viterbo, possibile solo se si è alti un metro e venti (forse)
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Abbiamo fatto alcuni scatti per evidenziare chiaramente il problema davanti al cartello di piazza Fontana Grande. Qui le scritte sulla fontana sono rasoterra, bisognerebbe accovacciarsi per rendersi possibile la lettura. Ma la situazione non cambia di molto per gli altri cartelli distribuiti in giro per la città.

“Palace of the Gatti”, “Square of Dante”. I viterbesi ricorderanno bene queste traduzioni comparse circa un anno fa sulla nuova segnaletica turistica della città e che hanno regalato a Viterbo diversi minuti di “notorietà” sui tg nazionali e tante pagine sui cartacei e sui quotidiani web.

Una nuvola di commenti ironici che hanno fatto un po’ arrossire ma poi tutto è stato superato. Ma siamo sicuri che fosse solo la traduzione in inglese il problema della cartellonistica turistica acquistata da Palazzo dei Priori?

E’ da tempo che ci promettiamo di scrivere per sollevare una questione: l’altezza dei cartelli e delle scritte. Ci è capitato infatti in diverse occasioni di vedere turisti accartocciarsi, in una sorta di limbo artistico, davanti ai cartelloni pensati per spiegare la città. Effettivamente se si è alti sopra al metro e venti centimetri si hanno dei problemi notevoli.

Abbiamo fatto alcuni scatti per evidenziare chiaramente il problema davanti al cartello di piazza Fontana Grande. Qui le scritte sulla fontana sono rasoterra, bisognerebbe accovacciarsi per rendersi possibile la lettura. Ma la situazione non cambia di molto per gli altri cartelli distribuiti in giro per la città.

O sono state fatte convenzioni speciali con i pigmei oppure qualcosa in chi ha deciso le misure e in chi ha controllato il lavoro dando il nulla osta non ha precisamente funzionato. O forse, noi de La Fune, non siamo all’altezza di capire cotanta genialità. Potremmo trovarci infatti in presenza di una qualche precisa strategica di marketing. Del tipo: ti abbassi, strappi i pantaloni e ne compri di nuovi qui a Viterbo. E intanto così l’economia gira…

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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