Turismo, il governo immagina di incentivare le vacanze nei piccoli borghi per evitare le spiagge affollate
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ROMA - Che ne sarà del settore turistico? C'è chi già parla di un ammanco di 40 miliardi di euro, chi di 70, rispetto al 2019.

ROMA – Che ne sarà del settore turistico? C’è chi già parla di un ammanco di 40 miliardi di euro, chi di 70, rispetto al 2019. La volontà politica che sta emergendo è quella di cinturare l’importante realtà con dei salvagenti economici che riescano nell’impresa di tenerlo a galla. Gli operatori sono molto preoccupati e confidano in un recupero, almeno parziale, della stagione. Anche se sanno che all’orizzonte è inimmaginabile un periodo prospero.

Dal governo la via che viene indicata è quella del turismo di prossimità. A tracciarla, in una recente intervista al Fatto Quotidiano, la sottosegretaria del Mibact Lorenza Bonaccorsi. Al centro il tema delle aperture dei litorali, considerate possibili ma – dice la Bonaccorsi – “per far sì che la vacanza non peggiori una situazione già delicata, sarebbe opportuno scegliere anche mete più vicine alla propria residenza, magari uno dei borghi storici di cui l’Italia è ricca”.

La sottosegretaria ha spiegato che sono allo studio una serie di misure per consentire un turismo di prossimità, magari favorendo i borghi antichi piuttosto che i lidi superaffollati.

Anche la task force della Regione Lazio che sta lavorando sulla ripartenza è consapevole delle grandi criticità. Tanto che Zingaretti, in queste ore, ha anche commentato: “Si tratta di uno dei settori che andrà aiutato in maniera particolare”. La massima preoccupazione è per le strutture ricettive e in quel comparto si pensa di alzare il tetto dei prestiti a oltre il 25% del fatturato. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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