Turismo, Fonghini: "Viterbo e la provincia hanno ancora molto da imparare"
Viterbo dall'alto
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Scrive Fonghini: "Credo che sarebbe un'utile lettura per gli amministratori locali della provincia di Viterbo quanto scrive Augusto Grandi. C'è sempre da imparare da quelli che sono più bravi di noi"

di Giovanni Fonghini

A Viterbo è la stessa storia tutti gli anni. Durante il ponte di Pasqua e nei giorni immediatamente successivi sui media locali, web e cartacei, si riparla di turismo e si snocciolano cifre positive sul flusso dei turisti venuti a Viterbo e nella Tuscia. Quindi, viterbesi e amministratori locali, dovremmo essere tutti contenti per quanti sono venuti a visitare le bellezze del capoluogo e del territorio della provincia. Ma al di là di questi periodi positivi i mali endemici che affliggono il turismo viterbese restano tali e quali: la scarsità di investimenti pubblicitari e l’assenza di una visione strategica d’insieme per programmare e coordinare le varie iniziative nel breve, medio e lungo periodo. Per dirla con un proverbio locale la situazione del turismo di Viterbo (e della stragrande maggioranza dei comuni sua provincia) “nun cresce e nun crepa”, ovvero vive in un poco entusiasmante status quo. Non si fa promozione turistica, uno degli strumenti della comunicazione territoriale, e non si investe. Alcuni mesi fa il 22 gennaio Augusto Grandi sul suo blog Girano a proposito della promozione turistica, che vede alcune località molto presenti ed altre molto meno, salvo poi quest’ultime avere la pretesa di avere gli stessi risultati di quelle che lavorano e investono continuamente e non sporadicamente, così scriveva:

“Belluno contro Trento, Canelli e il Monferrato contro Alba e la Langa. Ma le possibilità di scontro per le scelte di Alberto Angela nel suo programma sulle meraviglie italiane sono praticamente infinite. Perché pochi secondi dedicati a un capolavoro e mezz’ora ad un altro? La risposta è semplice: perché un programma, come un articolo di giornale o un intero giornale, non può contenere tutto ed occorrono delle scelte. Perché lo spezzatino, con poche righe o pochi secondi dedicati a un elenco interminabile di capolavori artistici o naturali, non serve a nulla, non fa capire nulla, non valorizza nulla. Belluno si lamenta perché ospita quasi metà delle Dolomiti e Angela ha parlato solo di Trento presentando le splendide montagne del Nord Est. E in Veneto si insinua che il Trentino abbia pagato per ottenere questi favori. Dimenticando che il Trentino ed il Sud Tirolo investono montagne di denaro per promuovere, in tv, le proprie mele e gli altri prodotti del territorio. Quanto investe in pubblicità la provincia di Belluno? Ed è così strano che una emittente o un giornale si occupi di chi, a sua volta, si occupa del giornale e dell’emittente? Vale per il turismo come vale per la politica e per qualsiasi altro settore. Si risparmia ma si pretende di ottenere gli stessi vantaggi di chi investe. “Perché è un servizio pubblico”, spiegano. Ma visto che, pubblico o privato, (al di là del canone) tutto gira intorno ai costi ed agli incassi, è evidente che si favorirà chi avrà investito di più o si sarà perlomeno impegnato per avere i rapporti migliori con giornalisti, editori, registi, produttori. Perché i servizi sulle località sciistiche sono realizzati sempre negli stessi posti mentre alcune stazioni invernali sono sistematicamente ignorate? Per lo stesso motivo. E vale anche per le località di mare in estate. Qualcuno si occupa di comunicazione e viene premiato, altri si illudono di risparmiare, destinando le risorse finanziarie per altre iniziative, e pretendono di ottenere la stessa visibilità e la stessa promozione. Non funziona così ed è assurdo protestare. Uno scambio di favori? Può darsi, ma chi fa informazione e divulgazione è libero di compiere le proprie scelte. È vero che le cattedrali del vino di Canelli sono una meraviglia, ma sono una meraviglia anche le regge sabaude, i castelli valdostani, i paesini delle Cinque terre liguri, solo per rimanere nell’ambito del Nord Ovest. Le scelte sono inevitabili ed i criteri sono soggettivi. Ovvio che, quando si sceglie, si privilegi ciò che si conosce, ci si rivolga a chi si è degnato di mantenere rapporti personali o istituzionali. Gli altri possono lamentarsi, protestare. Che è più comodo rispetto all’impegno di chi ha lavorato prima per creare le condizioni più adatte per la promozione.”

Credo che sarebbe un’utile lettura per gli amministratori locali della provincia di Viterbo quanto scrive Augusto Grandi. C’è sempre da imparare da quelli che sono più bravi di noi.

Giovanni Fonghini

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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