Tullio Solenghi in “Decameron, un racconto italiano in tempo di peste”
Solenghi
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ACQUAPENDENTE - L'attore sarà sul palcoscenico del teatro Boni sabato 27 aprile alle 21.

ACQUAPENDENTE – Tullio Solenghi conclude la stagione 2018-2019 del teatro Boni di Acquapendente, diretta da Sandro Nardi. L’attore sarà sul palcoscenico sabato 27 aprile alle 21 in “Decameron. Un racconto italiano in tempo di peste”.

Progetto e regia di Sergio Maifredi, in collaborazione con Gian Luca Favetto e con la consulenza letteraria di Maurizio Fiorilla. Lo spettacolo, che gode del patrocinio dell’ente nazionale Boccaccio, è una produzione del Teatro pubblico ligure diretta da Lucia Lombardo.
 
Tullio Solenghi, interprete magistrale al quale Sergio Maifredi ha affidato il progetto in tournée in Italia da due stagioni, restituisce allo spettatore la lingua originale di Giovanni Boccaccio rendendola accessibile e comprensibile come fosse la lingua di un testo contemporaneo.

Il risultato è uno spettacolo divertente, di grande raffinatezza, davvero per tutti. Durante lo spettacolo si ascoltano nella lettura integrale sei tra le più note novelle scritte a metà del ‘300 dall’autore toscano: “Chichibio e la gru”, “Peronella”, “Federigo degli Alberighi”, “Masetto di Lamporecchio”, “Madonna Filippa”, “Alibech”.

“Il nostro lavoro – scrive Sergio Maifredi nelle note di regia – non è stato attualizzare Boccaccio, ma conservarne e curarne il suo essere contemporaneo, non trasferirlo nel nostro tempo, ma mantenerlo contemporaneo a noi. Boccaccio ha il merito di aver elaborato il primo grande progetto narrativo della letteratura occidentale, inserendo i cento racconti in un libro organico capace di rappresentare la varietà e complessità del mondo. A tutti è concessa una storia, dai re agli operai”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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