“Tu con una figlia morta, io con un figlio in carcere”
Consuocere
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VITERBO – Giallo di Ronciglione - Lo avrebbe detto la madre di Andrea Landolfi alla mamma di Maria Sestina Arcuri.

VITERBO – Omicidio di Sestina Arcuri, ieri durante l’udienza in Corte di Assise è emersa la disperazione delle madri di Maria Sestina Arcuri e Andrea Landolfi una volta realizzato quello che era successo.

I fatti risalgono alla mattina del 5 febbraio 2019. Verso le cinque del pomeriggio del giorno precedente il chirurgo che aveva operato la ragazza aveva lasciato poche speranze alla mamma Caterina Acciardi, 55 anni.

“Ancora non avevo capito del tutto la gravità, ma ho pensato che mi servivano i vestiti di mia figlia” (i vestiti per i funerali della ragazza, morta poi il 6 febbraio a Belcolle ndr).

La signora Acciardi avrebbe cercato inutilmente Andrea fino alla mattina successiva, quando gli ha chiesto di farlo chiamare dalla madre Roberta Landolfi. “Fino a quel momento avevo creduto alla sua versione”. Ossia di un incidente fortuito. In questa occasione le consuocere parlarono tra loro.

La mamma di Sestina ha detto di avere capito solamente allora cosa era successo e che la figlia sarebbe deceduta quando Roberta Landolfi le ha detto: “Vuoi sapere come andrà a finire? Tu con una figlia morta, io con un figlio in carcere, con un bambino di cinque anni che non vedrà più il padre”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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