

Truffe agli anziani, a Vetralla almeno tre casi scoperti nella giornata di ieri. Il nipote di una delle tentate vittime ci racconta nel dettaglio il meccanismo, nella speranza di mettere in guarda tanta gente che potrebbe cadere nella ragnatela.
“Hanno seminato il panico per circa tre quarti d’ora all’interno della mia famiglia, rischiando anche che qualcuno si sentisse o si facesse male. Questi delinquenti non hanno scrupoli e va mantenuta un’allerta massima”, apre il discorso il ragazzo.
Il meccanismo che ci descrive nei dettagli è in effetti diabolico. Tutto inizia con una telefonata che arriva a casa della nonna: “Signora, suo nipote ha avuto un brutto incidente. Ora è ricoverato a Belcolle e non può parlare”.
Poche parole, capaci di mandare nel panico chiunque. Neanche il tempo di respirare, di metabolizzare la botta della notizia che il telefono squilla di nuovo: “Signora, sono l’avvocato dell’assicurazione di suo nipote. Si è messo in un brutto guaio, ha fatto un incidente e ora è in ospedale. E’ colpa sua e la questione rischia di finire nel penale, l’unica soluzione è effettuare un pagamento immediato di 3.500 euro. Lei riuscirebbe a raccogliere questi soldi? Abbiamo poco tempo”.
La signora, col cuore a pezzi, dice di sì. Chiede giusto il tempo di andare in banca e portarli. L’avvocato a questo punto dice alla nonna di vedersi per la consegna dei soldi in via Dante Alighieri 55 a Viterbo e mette giù. La signora avverte anche suo figlio e padre del ragazzo dell’incidente e quest’ultimo smette di lavorare e si precipita a Belcolle.
La nonnetta inizia a prepararsi per andare in banca e arriva un’altra telefonata, è ancora l’avvocato: “Sono sempre l’avvocato. Abbiamo pochissimo tempo, per accelerare mandiamo un addetto dell’assicurazione a casa da lei a prendere i soldi necessari”.
Rimangono d’accordo così ma la nonna ha un momento di lucidità, prende il telefono e chiama il nipote ma non risponde. Fa un altro numero: quello dell’assicurazione di famiglia e chiede se possibile che suo nipote sia scoperto. A questo punto viene fuori la realtà: è dentro al tritacarne di una truffa.
Chiama il figlio per avvisarlo e quindi telefona ai carabinieri. Questi si precipitano a casa della donna dove non arriverà mai l’addetto dell’assicurazione. Probabilmente i truffatori hanno effettuato le chiamate direttamente da un cellulare e appostati davanti a casa della vittima, per controllarne i movimenti. Alla vista dei carabinieri quindi se la sono svignata.
“Quando ho scoperto cosa era accaduto sono rimasto indignato – racconta il ragazzo -. Ho accompagnato mia nonna in caserma per la denuncia e mentre eravamo lì un’altra coppia era venuta per denunciare un tentativo di truffa e un’altra ancora era stata da poco sventata da un attento cassiere di banca, insospettito da un prelievo anomalo di un cliente”.

















