
O c’è una sintesi tra i due nuovi gruppi: “i fioroniani” e “i serra-panunziani”; o il Comune viene giù.
In bilico, mai l’amministrazione di Leonardo Michelini è stata così sospesa su una fune. Il quadro politico della maggioranza è stato mutato geneticamente da tutte le manovre e dai risultati delle elezioni provinciali. L’amministrazione Michelini entrata nel palazzo, dopo 20 anni di centrodestra, è lontana anni luci da quella attuale.
Eppure il sindaco sembra pensare di poter tenere immutato il sistema di potere vero della sua amministrazione. Rispetto al giugno 2013 ci troviamo con Oltre le Mura che da sei è passata di fatto a tre consiglieri (Ciorba, Tofani, Simoni), con Goffredo Taborri che ha portato in Comune un ulteriore partito (l’Ncd), con Sel che di fatto è uscita di scena. Ma soprattutto con la nascita del nuovo soggetto politico dei Moderati e Riformisti, di cui Michelini stesso è leader. Una roba che esiste a via Saffi, ma che si vorrebbe fare finta non esistesse a via Ascenzi. Una sparizione in cento metri di strada, roba da mago Silvan. Ma Michelini non può pensare di fare il sindaco e l’illusionista, deve fare il primo cittadino e deve farlo al meglio.
Per questo i viterbesi lo hanno eletto e l’unico modo di amministrare bene è fare i conti con la realtà dei fatti, anche se magari questi possono risultare poco graditi. Il rimpasto, nelle competenze del sindaco, non può essere una robetta conclusa con una cura dimagrante della giunta e in un paio di giorni, come annunciato. Non può essere affrontato pensando di spaccare la maggioranza in un gruppo di consiglieri, da corte dei miracoli, che ha in mano tutto il potere amministrativo e un altro pezzo tagliato fuori e considerato buono solo per tenere il numero legale durante i consigli comunali.
Potrebbe funzionare se Michelini avesse davanti dei consiglieri “coglioni”. Ma questo non sarebbe un bello spettacolo. E l’interesse dei viterbesi non è avere un Comune che si regge su a tutti i costi, ma avere un’amministrazione dinamica e attiva. Altrimenti si perde solo tempo. Altrimenti si soddisfano solo egocentrismi individuali, altrimenti si lascia la città inchiodata al palo.
Sarebbe sicuramente preferibile andare al voto, se le due anime di questa maggioranza non dovessero trovare la sintesi. Altrimenti la città sarebbe prigioniera fino alle prossime votazioni politiche, che probabilmente andranno a buttare giù anche il governo di Palazzo dei Priori, di agguati in consiglio continui. Per amministrare un Comune occorre saper fare i conti anche con il potere politico, occorre saper dialogare e costruire, fare sintesi. Gli atti d’imperio, le cocciutaggini, i ricatti del tipo “allora mandatemi a casa” non servono altro che l’interesse particolare e non certo quello collettivo.


















