Treta vuole abbattere il PalaMalè e fare un nuovo impianto
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L’idea è quella di affidare ad un privato il terreno edificabile sul quale è costruito il PalaMalè in cambio di un nuovo impianto in un’altra zona di Viterbo. “Lo sostengo da dieci anni - ci ha detto Livio Treta - ma sembra che parlarne sia un tabù"

Abbattere il PalaMalé e fare un nuovo impianto, a costo zero per l’amministrazione. Livio Treta lancia la proposta per arrivare a costruire una nuova struttura che risponda “ad una concezione moderna di impianto sportivo”. L’ex presidente del Coni provinciale, oggi consigliere comunale del comune di Viterbo in odore di nomina a delegato alle attività sportive, indica la via.

L’idea è quella di affidare ad un privato il terreno edificabile sul quale è costruito il PalaMalé in cambio di un nuovo impianto in un’altra zona di Viterbo. “Lo sostengo da dieci anni – ci ha detto Livio Treta – ma sembra che parlarne sia un tabù. Il Palazzetto va abbattuto, il valore della terra, edificabile, in quella zona è elevato e ci sono ditte disponibili a consegnare al Comune un impianto nuovo, prima di abbattere il vecchio. Così – ha aggiunto – non si perderebbe nemmeno un giorno di attività sportiva”.

Il Palazzetto dello sport di Viterbo è una struttura maledetta. È infatti chiamato tra gli addetti ai lavori “Palaghiaccio”, a causa della struttura che d’inverno fa precipitare le temperature a pochi gradi sopra lo zero e impedisce l’attività agonistica e sportiva se non a costi elevatissimi. Si parla di circa 150\200 euro all’ora per riscaldarlo. “Ha temperature e ossigenazione idonea solo 15 giorni all’anno, perché poi dopo metà maggio – ancora Treta – il caldo diventa insopportabile”.

L’idea dunque è quella di un nuovo impianto per basket e pallavolo da costruire “in un qualsiasi spazio a disposizione della amministrazione – ha detto – basterebbe una variante al Prg, ma se passa troppo tempo non c’è tempo per farlo perché non bastano pochi mesi per una operazione di questo tipo”.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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