Treta ci riprova: "Abbattere il PalaMalé e fare un nuovo impianto a costo zero"
Palamale
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Livio Treta ha ribadito ieri mattina in Consiglio comunale la proposta lanciata già dalle pagine de La Fune nel giugno scorso, per arrivare a costruire una nuova struttura che risponda “ad una concezione moderna di impianto sportivo”

Treta torna alla carica: “Bisogna abbattere il PalaMalé e fare un nuovo impianto, a costo zero”. Livio Treta ha ribadito ieri mattina in Consiglio comunale la proposta lanciata già dalle pagine de La Fune nel giugno scorso, per arrivare a costruire una nuova struttura che risponda “ad una concezione moderna di impianto sportivo”. L’ex presidente del Coni provinciale, oggi consigliere comunale del comune di Viterbo ha così riproposto lo spunto in occasione del Consiglio straordinario dedicato allo Sport.

L’idea è quella di affidare ad un privato il terreno edificabile sul quale è costruito il PalaMalé in cambio di un nuovo impianto in un’altra zona di Viterbo. “Lo sostengo da dieci anni – ci aveva detto Livio Treta – ma sembra che parlarne sia un tabù. Il Palazzetto va abbattuto, il valore della terra, edificabile, in quella zona è elevato e ci sono ditte disponibili a consegnare al Comune un impianto nuovo, prima di abbattere il vecchio. Così – ha aggiunto – non si perderebbe nemmeno un giorno di attività sportiva”.

Il Palazzetto dello sport di Viterbo è una struttura maledetta. È infatti chiamato tra gli addetti ai lavori “Palaghiaccio”, a causa della struttura che d’inverno fa precipitare le temperature a pochi gradi sopra lo zero e impedisce l’attività agonistica e sportiva se non a costi elevatissimi. Si parla di circa 150\200 euro all’ora per riscaldarlo. “Ha temperature e ossigenazione idonea solo 15 giorni all’anno, perché poi dopo metà maggio – ancora Treta – il caldo diventa insopportabile”.
L’idea dunque è quella di un nuovo impianto per basket e pallavolo da costruire “in un qualsiasi spazio a disposizione della amministrazione – ha detto – basterebbe una variante al Prg”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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