Treni in ritardo, i pendolari decidono di calcolare i danni
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Treni cancellati, ritardi di oltre due ore. L’odissea quotidiana dei pendolari sembra non finire mai causando gravi disagi a chi ogni giorno utilizza il trasporto ferroviario per recarsi al lavoro, a scuola o all’università.

Treni cancellati, ritardi di oltre due ore. L’odissea quotidiana dei pendolari sembra non finire mai causando gravi disagi a chi ogni giorno utilizza il trasporto ferroviario per recarsi al lavoro, a scuola o all’università.

E dopo l’ennesimo guasto, verificatosi sugli impianti elettrici della linea direttissima tra Orte e Civitella D’Agliano che ha causato lo scorso giovedì un ritardo di 180 minuti per la corsa dell’Intercity 581, i pendolari si sono messi a fare i conti per capire a quanto ammontassero i danni per l’assenza di quel treno.

Oltre 21 mila euro al giorno: è questo il risultato delle loro stime. Ma quanto costa ai pendolari il ritardo di un treno? A rivelarlo è il Comitato Roma-Firenze che in una nota spiega: ”Circa 200 o 300 viaggiatori dalle stazioni di Terontola, Arezzo, Chiusi e alcuni dalla stazione di Orvieto sono arrivati a Roma Termini alle 11.17 con 180 minuti di ritardo: una stima di circa altre 750 ore di lavoro complessive perse. In totale 800 ore di lavoro mancate nei settori più vari: scuola, banche, università, istituzioni, enti, associazioni. Il costo medio di un’ora di lavoro in Italia era nel 2017 di 27 euro – proseguono.

Parliamo quindi di 21.600 euro, in termini di soli costi del lavoro, per un solo treno, persi in una sola mattina su una delle infrastrutture strategiche del Paese. Capiremo meglio nelle prossime ore cosa è successo di preciso – concludono sconsolati – di fatto sappiamo quanto la Roma-Firenze, in particolare nel tratto fra Orte e Settebagni,
sia una linea sovraccarica di treni. A quando un utilizzo più razionale ed efficiente della linea che consenta a tutti i cittadini di usufruire di una infrastruttura strategica per il nostro territorio e per il Paese?”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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