Tre tessitrici viterbesi hanno restaurato la prima bandiera del Partito Comunista Italiano
Bandiera Comunista
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Sono tre tessitrici viterbesi le restauratrici della prima bandiera della storia del Partito Comunista Italiano. A Livorno la riconsegna alla città del vessillo, alla presenza dell'ultimo tesoriere Ds Ugo Sposetti.

Sono tre donne dell’azienda Tessili Antichi srl di Viterbo le restauratrici della prima bandiera del Partito Comunista Italiano. Il vessillo venne issato per la prima volta il 21 gennaio del 1921 al Teatro San Marco di Livorno e in queste ore è stato restituito alla città, dopo una delicata e lunga operazione di restauro. La presentazione è avvenuta all’interno del Circolo Pd di S.M. Pontino. Tra gli invitati anche lo storico tesoriere nazionale dei Ds Ugo Sposetti. E prorpio i Democratici di Sinistra, che continuano a essere un soggetto giuridico, sono i proprietari della storica bandiera.

La bandiera sarà presto esposta in un nuovo museo cittadino, anche se il sindaco Filippo Nogarin confessa di avere in mente di far realizzare una copia da far sventolare di nuovo proprio sul Teatro San Marco. L’amministrazione comunale infatti sta lavorando all’apertura di un itinerario turistico dei luoghi della storia della sinistra.

“Occorre recuperare la nostra storia – ha dichiarato Sposetti – per riprendere il senso della politica che si è smarrito e avvicinare i giovani. Oggi – conclude – non vedo luoghi dove si forma la classe dirigente”.
 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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