
La Trasversale dei due Mari, progetto concepito negli anni Sessanta e ancora in attesa di 15 chilometri di asfalto tra Monte Romano e Civitavecchia, è tutta un pullulare di cartelli di promozione turistica dei luoghi che attraversa. Da Venezia, punto di partenza o di arrivo (a seconda del senso di marcia praticato), fino a San Liberato la realtà è questa. Poi le cose cambiano da Orte e fino a Monte Romano, il finis terris di questa arteria di comunicazione.
Il tratto umbro-laziale, denominato SS 675, è particolarmente emblematico del discorso che stiamo per fare. Tutto viene promosso: la città romana di Carsulae ha il suo bel cartellone in vista ai due lati della carreggiata, stesso discorso per la Rocca Albornoziana di Narni, ma c’è anche il cartello dei siti ternani “Cascata delle Marmore” e “Lago di Piediluco” e così via. Ogni borgo umbro ha il suo bel cartello, che ne racconta qualcosa di interessante, sulla strada statale 675. Poi si arriva a San Liberato, confine tra Umbria e Lazio, e le cose cambiano.
Per tutto il tratto viterbese non c’è uno straccio di cartello. Niente promuove Orte, che Pasolini riteneva essere un borgo perfetto. Nel tratto di Soriano non c’è niente che ne promuove la bellezza e stesso destino tocca alla Torre di Chia e alle cascate adiacenti. Nessun cartello per il borgo sospeso di Vitorchiano, che pure un po’ di linguaggio turistico ha iniziato a masticarlo.
Imbarazzante vedere che non c’è uno straccio di cartello per Villa Lante, per San Pellegrino, per la Città Termale di Viterbo, per la Macchina di Santa Rosa. Niente neanche nel tratto di Vetralla (consiglieremmo il complesso di Foro Cassio con gli affreschi di Masaccio). Per fortuna, verrebbe da dire, che quella strada si ferma a Monte Romano. Perché assistere a un non esistente passaggio per Tarquinia che, in linea e coerenza con il resto, sarebbe rimasto privo di cartello di promozione delle Tombe Dipinte (ricordiamo per i distratti che stiamo parlando di un Patrimonio Unesco) sarebbe stato un colpo non tollerabile.
Una differenza abissale tra Umbria e Viterbese, evidente anche in queste piccole-grandi cose.


















