Trasporto, Frontini entra nella storia: "la sindaca del coraggio"
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Questo coraggio riconosciuto da tutti, almeno da chi conosce i meccanismi delle cose e non parla a vanvera, ha la sua fotografia da libro di storia della città nella sindaca lanciata in trionfo dai Facchini sul sagrato davanti alla basilica. 

VITERBO – “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Così confessa al Cardinale Federico Borromeo don Abbondio. n effetti è quello che contraddistingue la maggior parte di noi di fronte alle avversità. Affrontare le proprie paure non è semplice, figurarsi fare fronte alle paure per un’intera città.

Chiara Frontini entra nella storia del Trasporto come “la sindaca del coraggio”. Nel pomeriggio del tre settembre, mentre mezza città era già sul percorso della Macchina, la tradizionale festa ha rischiato di saltare. Il vertice in prefettura, voluto dal prefetto Sergio Pomponio, è stato un passaggio difficile per la sindaca. Le notizie messe sul tavolo drammatiche: “due uomini sono stati arrestati in un B&b sulla salita per Santa Rosa con due pistole, una mitragliatrice e tre caricatori. Non conosciamo la dinamica e non escludiamo la presenza di altri uomini armati lungo il percorso”.

Il bivio tra l’andare avanti e fermare tutto. La sindaca Frontini è uscita dalla prefettura con intestata la responsabilità per ogni eventuale situazione terribile che avrebbe potuto verificarsi. Prefetto e questore hanno messo in campo il massimo impegno, le forze dell’ordine (con rinforzo dei Nocs di Roma) hanno vegliato su tutto il centro storico.

Non sappiamo cosa sia passato per la testa della prima cittadina in quel momento. Una cosa è certa: la sua è stata una scelta coraggiosa. Il rischio assunto enorme. Se il Trasporto 2025 c’è stato è grazie al coraggio di Chiara Frontini in primis. Coraggio che ha incontrato altro coraggio: prefetto, questore, Sodalizio, mister nervi-d’acciaio Giggi Apromonte, i Facchini, le forze dell’ordine. Anche il coraggio dei viterbesi di mettere fine ai malumori per dovere assistere al Trasporto con le luci accese fidandosi di tre parole di Aspromonte “è per sicurezza”.

Questo coraggio riconosciuto da tutti, almeno da chi conosce i meccanismi delle cose e non parla a vanvera, ha la sua fotografia da libro di storia della città nella sindaca lanciata in trionfo dai Facchini sul sagrato davanti alla basilica.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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