
VITERBO – 4 dicembre 2013, il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è patrimonio dell’Umanità. Poi sei anni di scarsa promozione, una vittoria gestita in tono minore.
Probabilmente altri comuni avrebbero scritto a lettere cubitali all’ingresso della propria città di una propria tradizione riconosciuta dall’Unesco come un bene che appartiene a tutti gli uomini della Terra.
Viterbo no, non l’ha fatto. Sulla “spianata” che racconta – solo nel periodo della festa (fine agosto e primi di settembre) – la tradizione delle Macchine di Santa Rosa a piazzale Gramsci compare sugli stendardi qualche “loghetto” che ricorda l’importante informazione. Una “modestia” che probabilmente nasconde una scarsa consapevolezza di quello che, in termini di promozione del territorio, potrebbe valere il riconoscimento di quel lontano dicembre a Baku.
E se un turista capitasse a Viterbo in un altro periodo dell’anno dovrebbe aguzzare di molto la vista per scovare che nella città, che custodisce uno dei centro medioevali più estesi e meglio conservati d’Europa, c’è un tesoro immateriale dell’Unesco.
Il titolo avrebbe voluto investimenti sulla tradizione della Macchina. Stanziamenti funzionali alla musealizzazione e narrazione della tradizione, magari fatti arrivare dalla Regione Lazio. Dopotutto il governatore Nicola Zingaretti, ancora oggi in sella alla Pisana, si era dichiarato entusiasta proprio nel momento della vittoria.
“La Macchina di Santa Rosa fa parte della storia della nostra regione – aveva commentato -. Da oggi, grazie al riconoscimento ufficiale dell’Unesco, sarà Patrimonio immateriale dell’Umanità e per questo desidero esprimere le mie felicitazioni all’amministrazione comunale e a tutti i cittadini di Viterbo. Questa è la vittoria della gente, un attestato che premia l’impegno e la passione con la quale ogni anno la città vive e partecipa a questa bellissima manifestazione. Le tradizioni della nostra terra sono un vanto che dobbiamo esportare con orgoglio in tutto il mondo e il fatto che questo conferimento arrivi da un’organizzazione prestigiosa come l’Unesco, non deve farci dimenticare che il Lazio è una regione ricca di bellezze che tutti ci invidiano”.
Nei giorni scorsi, proprio nell’ora della posa della statua della patrona in cima a Gloria, Raffaele Ascenzi è tornato a lanciare l’idea di una struttura fissa a San Sisto dove ospitare e rendere visitabile la Macchina in corso di trasporto. Idea straordinariamente efficace e potente che solo qualche benaltrista da social può non capire e bistrattare. Dopotutto se uno ha un tesoro o un talento dovrebbe metterlo a frutto.


















