
Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata inviata alla redazione de La Fune ma che preferiamo mantenere anonima. Decidiamo di farlo perché l’onda di indignazione su questa vicenda è davvero enorme e il tema tiene banco presso l’opinione pubblica viterbese. In queste ore sono state tante le email, tutte firmate, inviate in redazione. Una miriade anche i commenti facebook e i messaggi di sostegno a seguito dell’editoriale che abbiamo deciso di pubblicare per stroncare lo sciacallaggio su questa vicenda.
“Nel rapporto malato tra un certo tipo di informazione e la vita pubblica viterbese ne abbiamo viste di ogni tipo, ma quando si arriva ad utilizzare la tragedia che ha sconvolto una famiglia per trasformarla in un argomento di scontro politico arriva il momento di dire basta.
Di fronte alla morte di un ragazzo si impongono solo il silenzio e il rispetto per quel dolore, invece stiamo assistendo ad una campagna di stampa che quel dolore lo vorrebbe trasformare in una clava per colpire un avversario politico, calpestando il riguardo che si deve alla famiglia e utilizzando una tragedia, considerandola come la nuova opportunità per condurre le proprie guerre.
Raramente si era assistito ad una bassezza tanto squallida, ma noi viterbesi non possiamo accettare che alle ragioni dello scontro politico vengano sacrificanti anche i più basilari sentimenti di compassione. Lo spettacolo indecente che abbiamo sotto gli occhi in queste ore dovrebbe essere un punto estremo da cui prendere tutti le distanze, rischia invece di diventare la nuova frontiera in cui sarà lecito mettere nel tritacarne tutte le persone che si intendono annientare, ricorrendo ad ogni mezzo.
L’incidente che ha strappato all’amore dei suoi cari il povero Leonardo è al centro di una indagine che chiarirà se ci sono eventuali responsabili. Chi ha deliberatamente deciso di concepire la propria professione come avvelenatore di pozzi in servizio permanente dimostri di saper coltivare ancora un po’ di umanità e senso della misura”.


















