Tragedia a Belcolle, donna si lancia nel vuoto
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Un volo di almeno 10 metri per una 52enne di origini brasiliane, che ieri si è tolta la vita saltando da una scala antincendio di Belcolle. Un gesto che ancora oggi lascia gli investigatori sorpresi, viste le tante lacune nella storia della donna.
Una tragedia che ha lasciato sconvolti gli operatori dell’ospedale viterbese, quella accaduta ieri sotto gli occhi attoniti di medici, infermieri e pazienti di Belcolle, quando una donna ha deciso di farla finita lanciandosi da una scala antincendio. Si chiamava Sveva Maria Patrizi, 52enne di origini brasiliane, non residente nel viterbese, ma a Roma.

Tempo prima, la donna era stata vittima di una violenta aggressione che l’aveva ridotta in fin di vita. Da allora soffriva di disturbi psichici, tanto che era costantemente seguita da uno specialista di Roma, città in cui risiedeva da quando era arrivata in Italia da San Paolo del Brasile. Ed è molto probabile che in quella sofferenza che la consumava si celano le ragioni del suo suicidio.

Ancora poco chiara la dinamica dei fatti, sulla quale scavano gli investigatori. Tutto quello che si sa è la donna è arrivata nell’ospedale viterbese, ha preso un Campari al bar e poi è salita sulla scala antincendio per togliersi la vita. Un volo di almeno dieci metri, forse di più. Non è ancora chiaro, infatti, a che piano dell’ospedale la donna ha scavalcato il parapetto della scala antincendio e si sia lanciata nel vuoto. Nessuno dei testimoni ascoltati l’ha vista prima di che si schiantasse sull’asfalto vicino all’ingresso del nosocomio. Gli investigatori credono che il salto sia stato effettuato da terzo o quarto piano, basandosi sulle condizioni del corpo.

Altro punto oscuro della vicenda è il perché la donna, che avrebbe compiuto 52 anni tra un mese, abbia scelto proprio Belcolle come luogo del suo suicidio. Se inizialmente si pensava che fosse qui per sottoporsi a una visita psicologica, il dubbio è stato risolto guardando i registri degli appuntamenti. Sveva, infatti, non aveva prenotato alcuna visita a Belcolle, né qualche suo famigliare era ricoverato nel nosocomio viterbese. L’unica traccia sarebbe quella della madre, che anni fa è morta propria nella struttura viterbese.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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