Traffico rifiuti, Marras: "Mafie attratte dal silenzio, bisogna reagire prima che si inizi a morire"
Graffignano
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Il referente regionale di Libera è intervenuto in diretta su Sbottonati: "Non bisogna aspettare un clamoroso omicidio per parlarne, sarebbe già troppo tardi”.

“Presenze mafiose nel viterbese: sono attratte dal silenzio”. Fabrizio Marras, coordinatore regionale dell’associazione antimafia Libera, è intervenuto ieri in diretta radiofonica su Radio Verde durante la trasmissione Sbottonati approfondendo i temi ripetuti durante l’audizione in Regione Lazio per la Commissione contro le infiltrazioni mafiose. “Non bisogna aspettare un clamoroso omicidio per parlarne, sarebbe già troppo tardi”.

 

Infiltrazioni mafiose, a Viterbo esiste il fenomeno?

“Certo esiste, come in tutta Italia. Non credo ci sia una zona dove non ci siano solo infiltrazioni. Ci sono vere presenze che si notano meno rispetto al passato. Il modo di palesarsi delle mafie tradizionali è cambiato”.

 

Lei è intervenuto in Regione dicendo che il viterbese potrebbe diventare il nuovo frusinate e il nuovo pontino, cioè?

“L’agropontino, come altri territori in Italia che hanno una vocazione agricola e tante cave, sono sempre stati un punto di attrazione per una serie di attività delle mafie. Penso alla gestione dei rifiuti e al relativo traffico. Sono luoghi dove si possono smaltire facilmente, le cave sono uno dei punti di elezione per questo tipo di attività. Sicuramente non possiamo più vedere l’aspetta della presenza delle mafie pensando ai confini geografici. Ci sono delle interconnessioni e non si fermano di certo di fronte al cartello che indica che inizia la provincia di Viterbo”.

 

Da cosa sono attratte le mafie?

“Quando si alza troppo il livello di attenzione, le mafie cercano di nascondersi e di concentrare le loro attività in un altro territorio. La cosa principale che dà fastidio è il che se ne parli. L’attenzione e il fatto che i cittadini prendono atto della loro presenza. Più sono nascoste, più riescono a entrare nella società civile e nell’economia di un territorio e di influenzarla”.

 

Parlarne dunque fa bene?

“Assolutamente sì. Non bisogna aspettare un clamoroso omicidio per farlo, sarebbe già troppo tardi”.

 

Nel viterbese però sembra ci sia la tendenza a sminuire, le stesse Istituzioni non danno alcun segnale di allarme. Perché secondo lei?

“È un fatto che si riscontra in tanti posti. Ci sono tante motivazioni, anche buone. Quelle buone come la paura che si riducano gli investimenti economici o che magari si influenzi negativamente il turismo. Quello che dovrebbero capire che una presenza consolidata mafiosa nel settore economico e turistico è un danno per la società. Il combatterle la aiuta, invece che danneggiarla”.

 

Quanto possono fare gli amministratori locali per fare barriera?

“Sono molto importanti. Devono vigilare sulla trasparenza, sulle modalità di assegnazione degli appalti. Un politico dovrebbe essere eletto perché conosce il territorio e se lo conosce dovrebbe saper leggere i segnali che questo lancia. Basta pensare ad esempio al fatto dei beni confiscati”.

 

A proposito di questo, la provincia di Viterbo è passata da 5 a 30 beni confiscati in un anno..

“Significa che ci sono indagini e che si vigila, ma ci vuole attenzione da parte dei cittadini che possono fermare un certo modo di ragionare che non collega una serie di fatti preoccupanti tra loro”

 

A proposito dei cittadini, facendo riferimento ai fatti di Graffignano, dove un terreno fu usato come discarica per decine di camion. Possibile che nessuno si sia accorto di un traffico così anomalo?

“La gente vede, ma tende a giustificare la cosa e a disinteressarsene, anche perché non vuole problemi. Ho vissuto una esperienza simile nella provincia di Latina, nella quale c’è stato un traffico di rifiuti pericolosi e le persone hanno iniziato a reagire solo in seguito alla scomparsa per tumore di un parente. È importante muoversi molto prima che l’intera cittadinanza subisca le conseguenze”.

 

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