
IL PUNTO DI VISTA – Caro Direttore, intervengo sui parcheggi giusto perché mi hai benevolmente citato. Purtroppo non ero presente
all’incontro sui PUMS organizzato dal Comune, che peraltro ha suscitato interesse e considerazioni di vario genere.
Premetto che l’organizzazione di un piano di mobilità non è materia specifica delle mie competenze professionale, quindi parlo da cittadino e forse sparo alle zanzare dando interpretazioni del tutto personali. Tuttavia c’è un argomento che conosco molto bene su un piano professionale, ed è la” qualità della vita”; che è altro da ciò che intendono molte istituzioni, impegnate a pubblicare ogni anno una classifica che pare quella di un campionato di calcio, dove da un anno all’altro ti ritrovi nelle alte sfere o in zona retrocessione magari per colpa di un indicatore non aggiornato.
In realtà certe classifiche annuali, che riguardano processi che si realizzano talvolta nell’arco di alcuni anni, sono improbabili giochetti giornalistici. Anche quando se ne occupano istituti scientifici, prestandosi allo spettacolino di fine anno. Ma lasciamo stare….
Nell qualità della vita è ricompresa la comodità di avere l’auto, e averla a portata di mano (mi dispiace per Legambiente che classifica il possesso di una macchina come un handicap ambientale, ma la sua è solo una posizione ideologica). Di questa comodità si può godere nei nuovi quartieri urbani, nelle periferie e giustifica il fatto che solo un ottavo dei viterbesi abiti nel centro storico, dove l’auto sotto casa, a meno di non avere un garage, non è un’opportunità contemplabile.
Non a caso, la metà di coloro che abitano nel centro storico sono privi di automobile o ne fanno raro uso, perché appartenenti a categorie indigenti (l’amico Della Rocca non sarà d’accordo, ma ci sono riscontri in varie ricerche di sociologia urbana, anche se non dedicate a Viterbo; comunque se ne può discutere); l’altra metà è composta da cittadini che possono fruire di parcheggi o ricoveri di proprietà oppure da altri che non sono interessati all’uso del mezzo privato.
Quindi la questione dei parcheggi incrocia lo spopolamento del centro, con tante altre conseguenze a seguire. Non è problema solo di Viterbo, certo, ma anche di tantissime altre città, metropoli comprese. Ed è problema di qualità della vita, come la mobilità, l’aria che si respira, l’occupazione giovanile, la gestione dei rifiuti e quella delle acque, l’inclusione, l’assistenza sociale e sanitaria, la cultura, i consumi, la sicurezza in tutte le sue declinazioni, le comodità personali, ecc.
Ed ecco perché si fanno acquisti nei centri commerciali più facilmente che a Corso Italia: facilità di accesso e di movimento, parcheggi, negozi più ampi e organizzati, servizi, controllo diffuso, igiene, spesso copertura dei percorsi dagli eventi atmosferici. I parcheggi in centro servono ai turisti, oltre che ai residenti. Ma bisogna avere coraggio nel programmarne la presenza e la funzione.
L’alternativa sarebbe il mezzo pubblico. Ho sempre sognato dei minibus elettrici a ciclo continuo che dai parcheggi di scambio esterni ti portano in centro. A ciclo continuo significa che ne dovrebbe passare uno ogni cinque minuti al massimo; se aspetti di più, visto che il centro non è poi così grande, te ne vai a piedi.
In ogni caso, da noi il mezzo pubblico serve soprattutto a chi abita nelle frazioni. C’è gente nelle frazioni che se vuole venire a Viterbo di sera deve prendere l’auto, perché dopo le sette e mezza i bus spariscono. Dice: ma i bus li prendono solo gli sfigati: minorenni senza motorino (una minoranza), vecchietti e immigrati senza patente.
Si vede, infatti circolano mezzi vuoti. Ma cambiamo le carte in tavola: mettiamo dei limiti alla circolazione automobilistica almeno in centro, mettiamo degli incentivi all’uso dei mezzi pubblici, creiamo un piano di mobilità utile, magari fascinoso, innovativo e non punitivo, e vedrai che i bus si riempiranno.
In ogni caso, è falso dire che il centro storico di Viterbo non è fornito di parcheggi; o di spazi dove inventarsi parcheggi di prossimità. Il fatto è che quando andiamo in auto a Roma ci sembra miracoloso e comodo parcheggiare ad un chilometro dalla nostra specifica meta (“vabbé, ci arrivo a piedi; oppure prendo un bus al volo…”); mentre a Viterbo se parcheggi alla Gabbia de Cricco, Piazza delle Erbe ti sembra lontanissima…
In realtà, c’è il parcheggio all’esterno di Porta Faul che è sottoutilizzato solo perché è a pagamento, rispetto al corrispettivo intra-moenia che, essendo gratuito, è quasi sempre strapieno. E questo è gratuito perché in realtà dovrebbe essere un parco; ma non lo è, perché è mal-trattato (tra rifiuti, vandalismi e rovine) ed è mal concepito (troppo cemento o asfalto).
Piazza Martiri d’Ungheria è un parcheggio ragguardevole a tre minuti da Corso Italia; non puoi farne anche una versione sotterranea, ma potresti farne una sopraelevata di quattro metri, quindi persino riparata dalle intemperie, raddoppiandone la portata e affittando anche
spazi riservati. Quattro metri di cemento in più inciderebbero sul paesaggio? Balle; ripeto: balle: sul tetto ci fai un giardino a regola d’arte e ci arriverebbero i turisti solo per ammirarlo.
Avete presente il parco urbano dell’High Line a West Side Manhattan? Inoltre, potrebbe essere utilizzato lo spazio sotto via Marconi, per un altro parcheggio coperto. Ancora uno potrebbe essere ricavato al posto del palazzo, di scarso valore storico, attualmente fatiscente su via S. Pietro, coprendo, assieme a quello di S. Maria delle Fortezze, l’area meridionale del centro storico. E ricordiamo, ovviamente, i parcheggi che incidono sull’accesso al centro da via Fratelli Rosselli.
I parcheggi sotterranei multipiano peraltro sono essenziali. Quello di Villa Borghese a Roma, ma anche a Spoleto, a Verona, tanto per citarne tre che ho utilizzato di recente, hanno risolto problemi.
Ma ricordiamoci che anche a Viterbo, come altrove, si tratterà sempre di parcheggi a servizio del centro destinati a visitatori temporanei: viterbesi a passeggio o turisti che siano. Scordiamoci un processo di gentrificazione inverso che ripopoli il centro storico. Non accade in nessuna parte del mondo. I viterbesi che abitano in centro sono ottomila: peraltro, grasso che cola – come si dice – fatte le proporzioni rispetto ai ventitremila che abitano il centro storico di Roma (nel Municipio 1, dati comunali).
Insomma, il Piano di Mobilità a Viterbo toccherebbe molte criticità e molti nervi scoperti, ma niente di straordinario. A ben vedere, è soprattutto una questione di risorse economiche e di volontà politiche, piuttosto che tecniche. E allora siamo messi male, perché in Regione Viterbo non ha particolare appeal, se non per accollarsi i rifiuti della Capitale e possibili scarti radioattivi – qui sì che siamo molto considerati – mentre i collegamenti ferroviari con Roma sono di stampo ottocentesco per tempi e condizioni, giustificando così la sottrazione di un aeroporto internazionale che pure qui avrebbe trovato le migliori condizioni geoclimatiche.
Se invece si tratta di intervenire sulla seconda città del Lazio dopo Roma per attrattività culturale e turistica potenziale, allora i pochi soldini che escono dalla Capitale vanno suddivisi da buoni fratelli con Pomezia, Aprilia, Frosinone, Guidonia, Velletri e compagnia accattando.


















