'Torneranno le lucciole' a Vitorchiano
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La memoria, gli ideali e il peso delle scelte: Silvio Moretti presenta a Vitorchiano “Torneranno le lucciole”.

VITORCHIANO – Ci sono date che tracciano una linea netta tra un prima e un dopo. Spartiacque della storia collettiva che, inevitabilmente, finiscono per terremotare anche le traiettorie delle nostre esistenze private. Per la generazione che ha attraversato gli anni delle passioni politiche più accese, delle illusioni e dei disincanti, una di queste date è il 19 marzo 2002: il giorno in cui le Nuove Brigate Rosse assassinarono Marco Biagi.

Ed è proprio attorno a questo trauma storico che si muovono gli ingranaggi di “Torneranno le lucciole” (Scatole Parlanti), il nuovo atteso romanzo di Silvio Moretti che verrà presentato in anteprima nazionale venerdì 22 maggio alle ore 18:00, in un luogo non casuale: la sala consiliare del Comune di Vitorchiano, il borgo sospeso sul pezzo di tufo dove l’autore oggi vive e scrive. A guidare il pubblico tra le pagine del libro sarà la saggista Rosella Lisoni, con il prezioso contributo delle letture di Marilena Satriani.

Il romanzo è, innanzitutto, l’autopsia emotiva di una generazione che ha creduto, con tutta la forza dei vent’anni, di poter cambiare il mondo. La trama si accende proprio la sera del 19 marzo 2002, all’ora di cena, quando una telefonata squarcia il presente di Roberto, il protagonista. La notizia del sangue versato a Bologna riapre una ferita mai rimarginata, richiamando a galla i fantasmi degli anni del liceo, le piazze piene, i cortei e, soprattutto, il legame con Guido. Un’amicizia speciale, simbiotica, interrotta bruscamente quando Guido è svanito nel nulla, senza lasciare tracce. Quella scomparsa diventa un vuoto pneumatico con cui fare i conti, il simbolo di un passato che torna a chiedere il conto per le promesse non mantenute, le omissioni e le scelte fatte o subite.

Moretti costruisce un romanzo sulla responsabilità e sulla lealtà, ricordandoci che anche dentro le notti più profonde della Repubblica e della coscienza personale, prima o poi, le lucciole – intese come quegli ideali puri e quella verità storica chePasolini piangeva come scomparsi – trovano sempre la forza di tornare a brillare.

Nato a Civitavecchia ma vitorchianese d’adozione, Silvio Moretti non è un nome qualunque nel panorama culturale. Per anni è stato uno dei più fini studiosi e custodi della memoria di Achille Campanile, che frequentò personalmente negli anni Settanta e di cui ha curato importanti pubblicazioni inedite per Aragno. Nel 2024 il grande salto nella narrativa con “A metà strada”, un esordio folgorante capace di collezionare finali e premi prestigiosi da Torino a Siena, fino all’Argentario.

Con “Torneranno le lucciole”, Moretti conferma una maturità di scrittura capace di coniugare il passo del romanzo di formazione con la densità dell’inchiesta generazionale. L’appuntamento nel cuore del palazzo comunale di Vitorchiano promette di essere molto più di una semplice presentazione: un viaggio collettivo dentro la memoria di un Paese che sta ancora cercando di ricomporre i propri pezzi.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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