
Si torna a parlare del caso Moltoni. Dopo mesi di tira e molla la prossima settimana il Consiglio comunale ripartirà dal punto all’ordine del giorno dell’incompatibilità di Francesco Moltoni. L’antefatto è noto. Moltoni, condannato dalla Corte dei Conti per la vicenda Cev a pagare 80mila euro al Comune, non ha pagato perché attende la sentenza su una causa fatta dal Comune stesso all’assicurazione stipulata per coprire questo tipo di risarcimenti richiesti agli amministratori.
Qualcosa non ha funzionato. In sintesi, l’assicurazione non ha pagato perché sostiene che la polizza fu stipulata male dai dirigenti del Comune che però l’hanno firmata. Di fatto per Francesco Moltoni il danno e la beffa. Sicuramente, una volta chiuso questo contenzioso, se ne aprirà un altro. O con il Comune che ha stipulato male la polizza, o con l’assicurazione per avere al più presto i soldi spettanti.
La vicenda però pone Moltoni in condizione di incompatibiltà con il Comune di Viterbo perché un consigliere non può avere conti in sospeso con una amministrazione che rappresenta. Nella sua stessa situazione si trovava Maurizio Tofani, che ha pagato in una unica soluzione gli 80mila euro e che è stato nominato assessore.
Danno e beffa, una seconda volta per Francesco Moltoni che sa di non essere colpevole di nulla, anche perché al contrario di altri non finì nel procedimento penale poi caduto in prescrizione, e che vede diventare la sua vicenda una vicenda simbolica del decadimento delle norme democratiche: chi può pagare ha i diritti politici, chi non può non li ha.
Giovedì prossimo si torna a parlare di questo in Consiglio comunale e sono attese proprio le deduzioni del consigliere Francesco Moltoni. Nel frattempo c’è di mezzo anche l’azione popolare, avviata dalla prefettura di Viterbo, che rimanda al giudice ordinario la decisione della decadenza.
La prefettura ha maturato la decisione di avviare la procedura prendendo atto dell’immobilismo e dei tentennamenti del consiglio comunale. La maggioranza sembra aver meno fretta del solito, perché una eventuale uscita di Moltoni dal consiglio non farebbe cambiare gli equilibri e anche perché non tutti sono allineati sull’idea di votare.


















