Torna al suo splendore la Tomba dei Vasi Dipinti (Tarquinia)
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ROMA - Un recupero nel segno della tutela, che ha portato a nuova vita questa tomba straordinaria, scoperta nel 1867 e gravemente danneggiata dai ladri d’arte (i famigerati “tombaroli”), che nel 1963 utilizzarono una motosega per tagliare e rubare ampie porzioni della decorazione dipinta.

ROMA – La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale ha presentato, per la prima volta al pubblico lo scorso 10 maggio, il restauro della Tomba dei Vasi dipinti nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, reso possibile grazie al generoso contributo della Ny Carlsberg Foundation, che ha finanziato i lavori per il tramite dell’Accademia di Danimarca con un accordo di sponsorizzazione tecnica.

Protagonisti Daniele Federico Maras, funzionario archeologo responsabile di zona;
Annette Rathje, professore emerito all’Università di Copenhagen; e Adele Cecchini, che ha
curato il restauro, tra i massimi esperti del restauro e della conservazione delle tombe
dipinte di Tarquinia.

Il focus sui principali aspetti dell’intervento, con un dibattito dal titolo: “Tutela e restauro a Tarquinia: nuova vita per la Tomba dei Vasi Dipinti”. Un recupero nel segno della tutela, che ha portato a nuova vita questa tomba straordinaria, scoperta nel 1867 e gravemente danneggiata dai ladri d’arte (i famigerati “tombaroli”), che nel 1963 utilizzarono una motosega per tagliare e rubare ampie porzioni della decorazione dipinta.

L’intervento di restauro non è stato pertanto solo un progetto di conservazione, ma ha permesso di riportare la tomba al suo antico splendore, per poter apprezzare il rilievo del monumento nell’ambito dell’arte funeraria etrusca per la qualità calligrafica dei dipinti. Grazie a foto e acquerelli d’epoca, e altri simili conservati alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, si è potuta integrare una parte delle figure perdute, tra cui la struggente rappresentazione di uno scambio di affetto coniugale. È stata inoltre rinvenuta una nuova porzione della decorazione comprendente una danzatrice, rimasta finora ignota poiché avvolta da un velo calcareo.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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