










INSIDE – Qualche anno fa, in una soleggiata giornata di giugno, ho iniziato un viaggio a sud di Roma verso Tor Marancia. Prima incontro, nei pressi del Ponte di Mezzocammino – noto anche come “il drizzagno del Tevere” – Cesare Bergamini, soprannominato “l’ultimo anguillaro de Roma” e accompagnato da Marina, la figlia di Cesare che conosce bene la zona perché prima di trasferirsi nell’alta Tuscia abitava alla Garbatella, cosi ci avviamo in auto verso la metà.
Marina mi racconta di come Tor Marancia abbia a lungo svolto un ruolo secondario rispetto alla Garbatella, architettonicamente celebrata, e al quartiere di San Saba, storicamente significativo. Fino a poco tempo fa, era rimasta un’area apparentemente dimenticata dal tempo. Solamente dal 2015, Tor Marancia ha vissuto una straordinaria trasformazione, diventando la tela di alcuni degli street artist più talentuosi al mondo. Questa nuova identità artistica è ciò che rende Tor Marancia davvero degna di essere esplorata.
Raggiungere questa destinazione unica è sorprendentemente semplice. Appena fuori dalla trafficata e caotica Via Cristoforo Colombo, vicino al palazzo della Regione Lazio, si trova Viale Tor Marancia, un bellissimo viale alberato. L’ombra di platani secolari offre un piacevole refrigerio e un comodo parcheggio (non è detto che lo trovi).
Un semplice passaggio, accanto alla caffetteria, mi conduce al cuore di quello che è noto come il Museo Condominiale di Tor Marancia.
Questo non è un museo tradizionale. È una galleria a cielo aperto incastonata nel complesso residenziale pubblico del Lotto 1, gestito dall’ATER del Comune di Roma. La collezione del museo comprende 22 murales monumentali, dipinti da artisti di fama internazionale sulle facciate di edifici costruiti nel 1947, che ospitavano circa 120 famiglie. Il progetto “Big City Life”, che ha dato vita a questi murales, è stato inaugurato ufficialmente il 9 marzo 2015 dall’allora sindaco Ignazio Marino.
Entrando, un murale proclama “Benvenuti a Shanghai”, un chiaro riferimento all’alta densità di popolazione della zona e alla sua storica vulnerabilità alle inondazioni, che ricorda la metropoli cinese. Questo crea le premesse per un’esperienza davvero immersiva. All’interno del museo, l’arte si intreccia con la vita quotidiana. Forme geometriche e sguardi accattivanti seguono i visitatori tra finestre aperte e panni stesi. L’arte si aggrappa alle facciate degli edifici, offrendo storie che spaziano tra passato e presente, echeggiando nel vivace chiacchiericcio dei residenti del Lotto 1.
L’immensità e la diversità delle opere d’arte rendono difficile capire dove guardare. Un caleidoscopio di colori e personaggi osserva i visitatori dalle imponenti pareti, creando uno spettacolo dinamico e coinvolgente. È un’esperienza di vita immersi nell’arte. E come recita lo slogan del museo “ questo è un luogo magico dove l’arte assiste alla vita, mentre la vita assiste all’arte”.
Un artista, in particolare mi ha colpito ed è Guido van Helten, la cui opera ha come titolo “Io sarò” raffigura gli occhi malinconici di una giovane ragazza. Quest’opera toccante racchiude l’essenza della trasformazione artistica di Tor Marancia, catturando il ricordo delle sue origini e le speranze per il suo futuro, il tutto riflesso nei sorrisi gioiosi degli abitanti di Via di Tor Marancia 63.
Attraverso la lente della street art, Tor Marancia è diventato più di un semplice museo a cielo aperto; è un album vivente di ricordi e aspirazioni, intrecciati nel tessuto della vita quotidiana.
© Maurizio Di Giovancarlo / Tuscia Fotografia / La Fune




























