

BARBARANO ROMANO – C’è un sogno che, nelle ultime settimane, ha smesso di essere un sussurro tra i vicoli di Barbarano Romano per diventare una visione concreta, capace di dare un orizzonte nuovo a questo lembo tufaceo di Tuscia. Il sogno è quello di fare di Barbarano un Parco Archeologico Accademico. Un’idea ambiziosa, lanciata con decisione proprio dal sindaco Rinaldo Marchesi il primo sabato di giugno, durante la partecipatissima presentazione della straordinaria Tomba dei Vasi con Uccelli Dipinti.
Quella proposta non è un esercizio di stile, ma la sintesi di un percorso decennale. Marchesi non è un sarto di professione, eppure si comporta come tale: è un uomo capace di “cucire” pezzi di mondo, intrecciando rapporti trasversali nelle istituzioni e guidando un rito di rinascita territoriale come un vero lucumone. È lui che ha saputo tessere la tela, abbracciando gli studenti americani del progetto Virgil – presenti fin dal 2015 con campagne di scavo costanti – e dialogando con il mondo della comunicazione per far uscire Barbarano dall’anonimato.
Ma cosa significa, in concreto, trasformare Barbarano in un Parco Archeologico Accademico? Significa istituzionalizzare quel laboratorio a cielo aperto che già esiste, dove la ricerca scientifica universitaria diventa il motore principale dello sviluppo. Significa creare un ecosistema dove il patrimonio etrusco non viene solo “conservato”, ma costantemente studiato, restaurato e raccontato da menti giovani e preparate, in un legame indissolubile tra accademia e territorio.
I frutti di questa visione sono già sotto gli occhi di tutti: nelle ultime due stagioni, la terra ha restituito tombe intatte, attirando l’attenzione delle più autorevoli riviste di settore. E dopo il prestigioso gemellaggio con Petra, Barbarano si prepara a fare il grande salto.
Lo vedi nei fatti: in un sabato di pre-estate, mentre il borgo si anima, incontri ragazzi pronti a investire nell’accoglienza. Lo percepisci nell’ex chiesa di Sant’Angelo, dove duecento persone restano in religioso silenzio ad ascoltare il racconto della storia che riemerge. E lo leggi negli occhi di Rinaldo Marchesi. Timido, silenzioso, quasi defilato. Eppure, in quello sguardo, c’è già tutto: la consapevolezza che, nonostante le immancabili gelosie di chi vorrebbe disfare la tela, la strada è tracciata.
Barbarano ha capito che il suo futuro non è dietro le spalle, ma sotto i suoi piedi. E con l’intuizione del Parco Archeologico Accademico, Marchesi non sta solo valorizzando l’antico: sta garantendo a questo paese la possibilità di continuare a essere, nel tempo, protagonista del proprio racconto.

















