Terzo scalo del Lazio? Sarà a Frosinone. Bye bye all'aeroporto di Viterbo
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FROSINONE - A Viterbo voleranno gli elicotteri. I sogni di gloria di una Tuscia "volante" sembrano destinati a tramontare. Su Frosinone si stanno facendo investimenti in infrastrutture importantissimi.

FROSINONE – In queste ore la notizia, di cui La Fune aveva già trattato a marzo dello scorso anno, del trasferimento del 72esimo Stormo dell’Aeronautica Militare da Frosinone a Viterbo. Una notizia positiva in sé per il capoluogo della Tuscia, destinato a diventare un polo strategico e d’eccellenza per la formazione militare. Ma c’è il rovescio della medaglia.

Frosinone perde la sua scuola militare per la formazione di piloti d’elicottero ma con questa mossa sgombra i cieli e dà semaforo verde a realizzare sul proprio territorio il terzo aeroporto del Lazio. Quello destinato, perché lo richiede il mercato in espansione, a venire dopo Fiumicino e Ciampino e che da queste parti chiamano già, con intelligenza, Aeroporto di Roma-Frosinone. 

Da più di dieci anni qui in terra Ciociara lavora pancia a terra Aparf, acronimo che sta appunto per Associazione per la Progettazione dell’Aeroporto Roma Frosinone. Il terzo aeroporto del Lazio sembrerebbe destinato a nascere al posto del Moscardini. I viterbesi difficilmente hanno idea di cosa sia il “Moscardini”. Semplicemente, guarda caso, si tratta dell’aeroporto attualmente usato dall’Aeronautica militare per la scuola di volo per elicotteri che sarà chiuso però a partire da quest’anno o poco più.

Aparf è un’associazione e dentro a partner di grande peso tipo Italcostruzioni, tanto per fare un nome. Che sulla zona sta investendo in logistica e sviluppo di cubature commerciali un fiume di denari. 

Il traffico aereo è in espansione, non solo per il trasporto delle persone e per il turismo ma anche per il crescente traffico merci via aereo, soprattutto per le materie deperibili. Il progetto del terzo scalo a Frosinone ha oggi tante ragioni per nascere, questa città del Lazio infatti si sta trasformando in un polo di logistica nazionale sull’asse Anagni-Fiorentino-Frosinone. Il Piano nazionale degli aeroporti (Pna), predisposto dall’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac), prevede: il ridimensionamento di Roma-Ciampino, la creazione di uno scalo civile a Frosinone, il rilancio dello scalo Roma-Urbe situato lungo la via Salaria.

A Viterbo voleranno gli elicotteri. I sogni di gloria di una Tuscia “volante” sembrano destinati a tramontare. Su Frosinone si stanno facendo investimenti in infrastrutture importantissimi. Sono in corso tre progetti infrastrutturali di vitale importanza per il futuro del Lazio: la stazione TAV di Ferentino, la superstrada Valmontone-Cisterna di Latina e l’autostrada Roma-Latina. Queste opere non sono solo singoli interventi, ma rappresentano un sistema integrato di collegamenti che darà vita a una rete di trasporti intermodale e interconnessa, strategica per il Lazio e per l’Italia centrale. Questo aspetto logistico, un tessuto economico decisamente più florido e anche una maggiore popolosità e di conseguenza un maggiore peso della politica ciociara hanno fatto prevalere il centro del basso Lazio al Viterbese. Ubi maior minor cessat. 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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