
La maledizione della terza commissione continua. La “porcata”, l’operazione di rimozione di un consigliere dalla terza commissione per mano del capogruppo, che in questo caso ha portato alla rimozione di Francesco Moltoni sostituito da Maurizio Tofani di fatto blocca tutto.
Questa mattina nuova seduta che non ha portato a nulla di fatto, anzi ha visto complicarsi il quadro. Infatti si è dimesso dalla vicepresidenza Gianmaria Santucci. Ora i lavori della commissione sono nelle mani del consigliere anziano, stamattina è toccata ad Aldo Fabbrini. Per consigliere anziano si intende il più votato presente.
La maggioranza è compatta sulla candidatura a presidente di Paolo Simoni, ma tutto è vano perché senza l’appoggio di una parte delle minoranze non ci sono i numeri richiesti dal regolamento. La commissione è infatti composta da 11 consiglieri, 6 di maggioranza e 5 di opposizione. Per eleggere il presidente servono 8 voti. La situazione stamani si è fermata a un passo, con il neo oppositore Goffredo Taborri pronto a rimanere e votare pur di mettere fine al teatrino.
Di diverso avviso gli altri della minoranza, che hanno deciso di uscire dalla seduta. Fumata nera quindi per Paolo Simoni. Le minoranze continuano a rifiutarsi di votare perché ritengono la mossa di Tofani, la rimozione di Moltoni, un precedente inquietante. Sostengono che fare finta di niente farebbe passare il principio che un capogruppo può giocare a Risiko con i consiglieri che rappresenta sullo scacchiere delle commissioni. Chiedono, prima di partecipare al voto e sbloccare la situazione, che il “nodo Moltoni” venga discusso e affrontato.


















