

VITERBO – Ci sono nomi che, se pronunciati nell’aria ferma di una sera d’estate, producono un’eco impensabile, capace di scavalcare gli abissi dell’oceano e andarsi a posare su catene montuose lontanissime. C’è un’altra Viterbo, laggiù, nascosta tra le pieghe della Colombia. Un frammento del nostro stesso destino, battezzato con le lettere del capoluogo della Tuscia per un misterioso patto stipulato oltre un secolo fa.
Ebbene, quella terra lontana, lo scorso 10 agosto, ha sussultato con inaudita violenza. Un terremoto ha squarciato la quiete della città omonima, lasciando dietro di sé macerie e sgomento.
Il grido di dolore di questa “gemella” sudamericana non si è disperso nel vento. È giunto fin qui, rimbalzando tra le mura di peperino. La Provincia di Viterbo ha raccolto quel sussurro e ha deciso di non voltare lo sguardo.
Come annunciato dal presidente Alessandro Romoli, l’ente segue con grande attenzione e apprensione l’evolversi della tragedia. Nelle prossime ore, la macchina della solidarietà assumerà una veste ufficiale: il Presidente firmerà un apposito provvedimento per istituire un conto corrente dedicato e lancerà una mobilitazione dei borghi. L’obiettivo è coinvolgere a catena tutti i comuni del territorio, permettendo a ogni singolo cittadino di inviare il proprio aiuto materiale.
C’è un tempismo, in questa tragedia, che sembra nascondere un disegno più grande. Il dramma colombiano e la nostra conseguente chiamata alle armi della solidarietà giungono in giorni carichi di un’attesa febbrile, i giorni che preparano Viterbo alla festa di Santa Rosa.
“Credo che il significato più autentico di questa ricorrenza stia anche nella capacità di sentirsi parte di una comunità e di essere vicini a chi si trova in difficoltà.” È in questa coincidenza che si svela il senso profondo della mobilitazione. La Macchina che fende il buio, in fondo, non è che il simbolo di un popolo che si fa carico del peso altrui. Oggi, possiamo dare a questo sentimento una forma concreta, soccorrendo una città che porta impresso il nostro stesso nome e a cui ci lega un filo invisibile che cento anni di lontananza non hanno saputo spezzare.
Tutta la Tuscia sarà chiamata a rispondere. E risponderà, ne siamo certi, con quella generosità silenziosa e ostinata che, come un antico presagio, da sempre le appartiene.

















