

VITERBO – C’è un tempo per ogni cosa: un tempo per costruire e un tempo per demolire, un tempo per stare in casa e un tempo per sbattere la porta. Giovanni Arena, ex sindaco di Viterbo, ha deciso che il suo tempo in Forza Italia è scaduto. E, da buon veterano della politica, non ha scelto il cerimoniale delle lettere protocollate, quel galateo dei palazzi che serve solo a nascondere le rughe dei partiti, ma ha preferito l’urlo della piazza digitale. Un bollettino di guerra, scritto a colpi di post su Facebook, che suona come una scomunica: “Forza Italia: dentro Chiara Frontini, fuori Giovanni Arena e Giulio Marini”.
La rottura non è certo un fulmine a ciel sereno. Da tempo, tra le stanze della sede di piazza della Rocca, si respirava l’aria pesante di un divorzio imminente. La colpa, se di colpa si vuole parlare, è dell’asse imbastito da Alessandro Romoli, segretario provinciale con il pallino dell’architetto politico o del sarto, deciso a cucire un abito nuovo per il partito, fatto su misura per la sindaca Frontini. Un progetto che Arena ha respinto con la cocciutaggine di chi crede ancora che le identità non siano elastici da tendere a piacimento. Non se ne va solo, Arena. Porta con sé un codazzo di tesserati – trecento, giura lui – e si trascina dietro le dimissioni dal coordinamento comunale di Donatella Pagliaccia, Anna Lanzi e Alessandro Patanè. Non saranno figure di primo piano, certo, non sono i colonnelli di un tempo, ma sono i mattoni che tengono in piedi il muro. Salvo sostituzioni sempre possibili.
Arena, dal canto suo, non ha intenzione di farsi da parte. Anzi, si sente liberato. “E’ proprio il caso di rimboccarsi le maniche”, va ripetendo con l’entusiasmo di un novizio, dimentico dei suoi anni a Palazzo dei Priori. Ha già fissato l’appuntamento: metà settembre. Sarà lì, insieme ai suoi, a contare le teste e a masticare le strategie per una Viterbo che, a suo dire, ha bisogno di altro rispetto all’abbraccio con la Frontini. Vuole tornare a governare, dice, con “i piedi ben piantati in terra”.
È il solito copione della politica italiana: il nuovo che avanza, il vecchio che si ribella, e in mezzo un elettorato che guarda, stordito, mentre i suoi rappresentanti cambiano casacca come fossero camicie. Romoli voleva la pace, ha trovato la guerra. Arena voleva la casa, ha trovato il deserto. E la città, nel frattempo, resta a guardare questi duelli tra politici che, in nome di visioni contrastanti, finiscono puntualmente per dividere quel che resta di un centrodestra che, tra un post e l’altro, sembra aver smarrito la strada di casa.
L’ex sindaco ha già tracciato la rotta: dà appuntamento a metà settembre ai suoi sostenitori – forte di circa 300 tesserati pronti a seguirlo – per avviare una riflessione approfondita sulle priorità della città. Un tavolo di lavoro aperto a tutte le componenti dell’area di centrodestra che si riconoscono nell’opposizione all’accordo Romoli-Frontini. L’obiettivo, chiarisce Arena, è chiaro e ambizioso: tornare a governare Viterbo, ma stavolta “con i piedi ben piantati in terra”.
La manovra di Romoli puntava a blindare un nuovo corso, ma la diaspora aperta in queste ore rischia di ridisegnare completamente la geografia politica locale. Arena esce, ma apre un fronte. E a Viterbo, la battaglia per l’egemonia nell’area moderata è appena ripartita.
















