
VITERBO – Mentre al livello nazionale la maggioranza di governo rischia la frattura sul tema dei termovalorizzatori, in questi giorni la Regione discute del nuovo piano per la gestione dei rifiuti che dovrebbe ottenere il via libera entro la fine dell’anno. Gli inceneritori sono un tema forte anche nel Lazio, dove la situazione di sovraccarico a Roma crea nuovi interrogativi sullo smaltimento dei rifiuti.
Non è da escludere infatti un soccorso della Tuscia alla vicina Roma per ovviare al problema del sovraccarico nella Capitale. E il discorso dei termovalorizzatori non è escluso a monte. Ne abbiamo parlato con il presidente della Provincia Pietro Nocchi.
La questione dei termovalorizzatori rischia di coinvolgere tutti i territori in difficoltà nella raccolta dei rifiuti. E’ il caso di Roma che però ne ha già tre. E’ possibile che si decida di costruirlo uno a Viterbo?
“Noi abbiamo già ribadito, insieme all’assessore ai Rifiuti della Regione, sul fatto che Roma debba trovare all’interno del proprio raccordo anulare soluzioni per i propri rifiuti. Abbiamo già affermato chiaramente questo concetto. E’ chiaro che cercheremo di dare a questo territorio una soluzione che vada nella linea del riutilizzo e dell’economia circolare, tutto quello che si può mettere in campo per migliorare la raccolta differenziata, che comunque qui nella provincia di Viterbo ha la percentuale più alta rispetto al resto della regione. Qui abbiamo una carenza di impianti per quanto riguarda l’umido, dove siamo costretti a portarlo fuori, però il tema dei termovalorizzatori non può che essere affrontato su un tavolo nazionale ma è anche importante che le province insieme alla regione discutano per capire quali siano le necessità. Non solo per capire dove vanno a finire i rifiuti, ma come i rifiuti possono diventare
un’opportunità da un punto di vista lavorativo e dal punto di vista del rispetto dell’ambiente”.
Roma produce il 60% dei rifiuti di tutta la Regione. E’ possibile che Viterbo possa aumentare la mole di rifiuti provenienti da Roma?
“Noi ci facciamo carico di circa 37mila tonnellate all’anno provenienti da Roma. Deve ragionare su come trovare una soluzione sul proprio territorio, ulteriori rifiuti da Roma sono assolutamente da escludere ed eventualmente da contrastare. Non possiamo farci carico di chi non cerca delle soluzioni nel proprio territorio”.
Proprio in questi giorni si sta discutendo il Piano rifiuti della regione. Può anticiparci qualcosa, ci sono delle novità sulla Tuscia?
“Siamo ancora nella fase di inizio, io non ho ancora avuto nessuna convocazione alla Regione. Abbiamo fatto solo degli incontri tecnici, quando arriverà la convocazione potremmo sicuramente dire qualcosa in più. Noi per il momento dobbiamo sicuramente seguire la situazione attentamente e ragionare a livello regionale per garantire l’autosufficienza della nostra regione, anche se Roma producendo il 60% dei rifiuti ricopre un ruolo importantissimo”.
Di recente l’assessore ai Rifiuti della Regione ha detto che a Roma la mole di rifiuti è aumentata perché la differenziata è diminuita. Corriamo lo stesso pericolo?
“No, noi siamo sulla buona strada. La raccolta differenziata fa si che ci sia una riduzione di materiale in discarica. Quindi di conseguenza gran parte dei rifiuti come plastica, carta, vetro e alluminio se vengono riutilizzati prendono una nuova vita, è fondamentale. Anche i risultati a livello nazionale sono tanti. C’è sicuramente da fare di più, spesso ci si nasconde dietro al fatto che la
raccolta differenziata faccia risparmiare i cittadini ma in realtà per farla bene sono fondamentali le risorse, risorse che poi servono a garantire il rispetto dell’ambiente e un futuro sostenibile. Serve un senso di responsabilità enorme, anche perché l’assenza di impianti fa sì che il costo dell’umido sia un costo simile a quello dell’indifferenziato. Bisogna premiare i comuni virtuosi, far pagare molto meno l’umido in discarica per spingere ancor di più i comuni a differenziare”.

















