Terme libere, importante rendere accoglienti Piscine Carletti e Bullicame
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La differenza tra la città termale delle campagne elettorale e quella che i cittadini aspettano sta tutta in una cosa: tradurre in azione le parole.

Nella lista delle cose che servono per muovere i primi passi verso la città termale, che la politica viterbese da sempre sbandiera per poi tradizionalmente non muovere un dito, troviamo: bagni ad acqua corrente, spogliatoi, docce, fontanelle per acqua potabile (con l’arsenico questo è un vero problema) e tettoie per i bagnanti. Il tutto a corredo delle uniche due realtà termali rimaste libere: piscine Carletti e Parco del Bullicame.

A stilarla è il presidente dell’associazione ‘Il Bullicame’ Giovanni Faperdue. Ma la sua è una lista della spesa che di fatto hanno teorizzato, e si passano di bocca in bocca, i frequentatori delle terme. Gente che ha imparato i benefici per la salute, corporale e mentale, che si può ricavare da quelle acque e che vorrebbe vivere al meglio questi angoli meravigliosi del territorio cittadino.

C’è da dire che le terme libere di per sé hanno un importante valore attrattivo, soprattutto per i turisti mordi e fuggi. Avete idea di quanti romani si spingono ogni fine settimana a fare il bagno termale dalle nostre parti? Spesso si tratta di gente che non potrebbe immaginarsi di recarsi presso strutture a pagamento, per molti di loro fuori budget, e che comunque arriva a Viterbo e un caffè se lo prende. Molti  si spingono anche oltre e comunque parlano, una volta tornati alle loro case, delle bellezze di questi posti.

Non sarebbe quindi il caso, dopo che in molti ne hanno parlato senza concludere niente, invertire la rotta di Palazzo dei Priori sul fronte terme libere e realizzare la lista della spesa detta sopra? Sempre che non si preferisca lasciare tutto come è per continuare a vendere a ogni giro di campagna elettorale le stesse promesse sulla costruzione di Viterbo Terme.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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