
Nella lista delle cose che servono per muovere i primi passi verso la città termale, che la politica viterbese da sempre sbandiera per poi tradizionalmente non muovere un dito, troviamo: bagni ad acqua corrente, spogliatoi, docce, fontanelle per acqua potabile (con l’arsenico questo è un vero problema) e tettoie per i bagnanti. Il tutto a corredo delle uniche due realtà termali rimaste libere: piscine Carletti e Parco del Bullicame.
A stilarla è il presidente dell’associazione ‘Il Bullicame’ Giovanni Faperdue. Ma la sua è una lista della spesa che di fatto hanno teorizzato, e si passano di bocca in bocca, i frequentatori delle terme. Gente che ha imparato i benefici per la salute, corporale e mentale, che si può ricavare da quelle acque e che vorrebbe vivere al meglio questi angoli meravigliosi del territorio cittadino.
C’è da dire che le terme libere di per sé hanno un importante valore attrattivo, soprattutto per i turisti mordi e fuggi. Avete idea di quanti romani si spingono ogni fine settimana a fare il bagno termale dalle nostre parti? Spesso si tratta di gente che non potrebbe immaginarsi di recarsi presso strutture a pagamento, per molti di loro fuori budget, e che comunque arriva a Viterbo e un caffè se lo prende. Molti si spingono anche oltre e comunque parlano, una volta tornati alle loro case, delle bellezze di questi posti.
Non sarebbe quindi il caso, dopo che in molti ne hanno parlato senza concludere niente, invertire la rotta di Palazzo dei Priori sul fronte terme libere e realizzare la lista della spesa detta sopra? Sempre che non si preferisca lasciare tutto come è per continuare a vendere a ogni giro di campagna elettorale le stesse promesse sulla costruzione di Viterbo Terme.


















