Terme Inps, Barelli risponde al sindaco Arena
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Si torna a parlare del degrado del sito delle Ex Terme Inps, interviene sull'argomento il consigliere comunale Giacomo Barelli

VITERBO- Ex Terme Inps, ovvero l’ennesima occasione mancata per il comune di Viterbo.
Ormai da tempo leggiamo sui giornali del degrado in cui versa il complesso termale senza che la giunta Arena muova un dito. Il complesso è di proprietà del comune al 50 per cento, mentre l’altra metà è di proprietà della regione.

Tuttavia, il comune si è dato tanto da fare per avere il controllo del restante 50 per cento, cosa che la regione ha fatto, affidando la gestione del complesso al comune con la Legge regionale 1/2014.
Allo stato dell’arte lo stabilimento ex Inps è quindi completamente in carico al comune.
E’ veramente sconcertante leggere che adesso il sindaco si lamenta perché lo stabilimento è in condizioni discutibili, affermando che serve un servizio di vigilantes. E secondo lui chi se ne dovrebbe occupare? Secondo la logica deve farlo l’ente che ha in gestione il complesso: cioè il comune di Viterbo.
Qui la questione è semplice, il comune ha voluto la bicicletta e ora non vuole pedalare. La Regione Lazio ha preso degli impegni precisi affidando la parte di sua proprietà al comune.

E non solo. Infatti, giova forse ricordare a tutti, che comune e regione il 14 luglio del 2017 hanno firmato un protocollo d’intesa che impegna l’amministrazione a scegliere un advisor incaricato di elaborare un progetto di fattibilità per la realizzazione del piano di rilancio dell’impianto ex Inps di Viterbo.
A questo fine sono stati stanziati 40mila euro, metà a carico della Regione, l’altra metà a carico del comune di Viterbo. Sempre dai giornali i cittadini viterbesi hanno saputo che l’advisor è l’Ati formata da Federterme servizi e Structura srl che ha anche prodotto uno studio di fattibilità di cui tuttavia non si sa nulla.

Inoltre, la regione Lazio, come ulteriore passo, ha anche rinnovato la concessione mineraria della sorgente Bullicame a favore del comune di Viterbo, includendo anche i pozzi di riferimento delle Terme ex Inps (Gigliola e Uliveto).
E quindi cosa aspetta il comune di Viterbo a farsi carico delle sue responsabilità? Dobbiamo continuare a leggere tante imprecisioni? Forse è arrivato il momento che ognuno faccia il proprio lavoro con metodo e rispetto delle regole, per il bene di tutte le persone che vivono e lavorano a Viterbo.

Ammesso che si sappia come e cosa fare

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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